CANBERRA - Il sostegno dell’Australia ai raid statunitensi e israeliani contro l’Iran continua a suscitare critiche, mentre un esperto delle Nazioni Unite parla apertamente di violazione del diritto internazionale.

Ben Saul, relatore speciale ONU su diritti umani e antiterrorismo, ha definito “cristallino” il carattere illegale degli attacchi.

“Ogni morte in Iran rappresenta una violazione del diritto alla vita secondo il diritto internazionale dei diritti umani”. Secondo Saul, non si tratterebbe di legittima difesa: “L’Iran non ha attaccato né stava per attaccare in modo imminente, e il Consiglio di Sicurezza non ha dato alcuna autorizzazione”.

Il professore ha accusato il governo federale di “calpestare” le regole dell’ordine mondiale evitando di rispondere in modo chiaro sulla legittimità dell’operazione. L’Australia è stata tra i primi Paesi a esprimere sostegno ai bombardamenti lanciati nel fine settimana.

Teheran ha reagito con una serie di droni e missili diretti verso Stati vicini e infrastrutture energetiche. Il primo ministro Anthony Albanese ha sostenuto che la risposta iraniana dimostrerebbe la pericolosità del regime per la stabilità regionale.

Interpellati sulla legalità dei raid, Albanese, il ministro degli Esteri Penny Wong e il ministro della Difesa Richard Marles hanno affermato che la spiegazione giuridica spetta agli Stati Uniti e a Israele. “Sono loro a dover chiarire la base legale”, ha detto Wong a Canberra.

Intanto circa 115mila australiani risultano bloccati in Medio Oriente a causa della chiusura dello spazio aereo. L’ambasciata australiana in Arabia Saudita ha invitato i connazionali a Riyadh, Gedda e Dhahran a restare al riparo, mentre una base australiana negli Emirati Arabi Uniti è stata colpita da un attacco iraniano. Alcuni voli stanno riprendendo dagli Emirati, ma la maggior parte dei collegamenti resta sospesa.

Saul ha respinto anche l’argomento della difesa preventiva contro un possibile programma nucleare iraniano. “L’Iran non possiede un’arma nucleare, non ha deciso di costruirla e non sta per usarla”, ha affermato, invitando potenze medie come l’Australia a difendere il diritto internazionale, seguendo l’esempio di Paesi come Spagna e Svizzera.

L’esperto ONU ha ipotizzato che la cautela del governo possa riflettere la volontà di tutelare l’accordo AUKUS sui sommergibili o di evitare ritorsioni commerciali da Washington. Dai banchi dell’opposizione, Andrew Hastie ha commentato che parlare di ordine basato sulle regole sarebbe ormai “un esercizio teorico”, sostenendo che la realtà geopolitica impone scelte pragmatiche.