SYDNEY – I cittadini del New South Wales dovranno abituarsi alla presenza di agenti pesantemente armati nelle strade, ha dichiarato il premier Chris Minns annunciando l’avvio dell’addestramento pubblico della nuova Armed Response Command.

L’unità entrerà in servizio operativo dal primo novembre e sarà impiegata 24 ore su 24 in aree considerate ad alto rischio, nei luoghi di culto e durante i principali eventi pubblici.

Il governo ha istituito il reparto a febbraio, dopo la strage del 14 dicembre a Bondi, stanziando 94 milioni di dollari.

“Ci vorrà un po’ di tempo perché la gente si abitui - ha detto Minns -. Non è necessariamente normale vedere poliziotti pesantemente armati nelle nostre strade, ma è quello che si vedrà”.

Il commissario di polizia Mal Lanyon ha spiegato che la presenza visibile degli agenti dovrà funzionare come deterrente per potenziali attentatori e allo stesso tempo rassicurare la popolazione. Ha inoltre lasciato aperta la possibilità di ampliare il reparto in futuro.

A pieno organico, l’Armed Response Command conterà 250 agenti e 28 dipendenti civili, con accesso a veicoli specializzati e fucili d’assalto.

L’unità sostituirà progressivamente le pattuglie di Operation Shelter, creata nell’ottobre 2023 dopo l’aumento del numero di casi antisemiti e islamofobi nello Stato.

Secondo gli ultimi dati, l’operazione ha registrato 815 incidenti classificati come antisemiti, islamofobi o di altra natura, con più di 230 arresti. L’affidabilità di queste cifre è stata però messa in discussione dopo che è emerso che quasi 370 episodi antisemiti erano stati categorizzati in modo errato in più occasioni.

La deputata dei Verdi del NSW Sue Higginson ha definito il nuovo reparto una “unità di intimidazione”, accusando il governo di cercare coesione sociale attraverso una maggiore militarizzazione della presenza di polizia.

Minns ha invece ribadito che dopo l’attacco di Bondi, in cui 15 persone sono state uccise durante una celebrazione dell’Hanukkah, “le cose dovevano cambiare”.

L’esperto di estremismo della Macquarie University Julian Droogan ha osservato che agenti ben equipaggiati in luoghi ad alto rischio possono salvare vite, ma ha sottolineato che la risposta non può limitarsi agli interventi armati.

Secondo Droogan, servono anche programmi capaci di interrompere i processi di radicalizzazione, contrastare l’estremismo violento e rafforzare la coesione sociale.