LIMA - Il governo peruviano alza il livello dello scontro istituzionale sul Porto di Chancay, infrastruttura strategica inaugurata nel novembre 2024 e già divenuta uno snodo chiave per il commercio tra Asia e Sud America.
La Presidenza del Consiglio dei Ministri (PCM) ha annunciato l’intenzione di ricorrere a tutti gli strumenti giuridici disponibili dopo una decisione della Corte Superiore di Giustizia di Lima che, accogliendo un’azione presentata da Cosco Shipping Ports Chancay Perú, ha limitato le competenze di vigilanza dell’ente regolatore OSITRAN sul terminal.
Secondo Cosco, il porto avrebbe natura privata, essendo stato finanziato integralmente con capitale proprio e non attraverso una concessione pubblica tradizionale, e pertanto non dovrebbe essere soggetto allo stesso regime di supervisione previsto per le infrastrutture statali o in concessione.
La PCM ha però ribadito che, pur nel rispetto della libertà d’impresa e del principio di parità tra investimenti nazionali e stranieri sancito dalla Costituzione, ogni infrastruttura operante nel Paese deve sottostare al quadro normativo peruviano, inclusi controlli in materia doganale, ambientale, di sicurezza e ordine pubblico.
Il governo ha espresso preoccupazione per gli effetti della sentenza e ha sottolineato che la presenza di autorità come l’Autorità Portuaria Nazionale, la SUNAT e gli organismi di controllo marittimo e ambientale rimane pienamente vigente.
La disputa arriva in una fase cruciale per lo sviluppo del porto, considerato uno dei progetti infrastrutturali più ambiziosi della regione.
L’opera, guidata da Cosco Shipping Ports con una quota di maggioranza e dalla compagnia mineraria peruviana Volcan, è stata inaugurata a novembre 2024 in una cerimonia con la partecipazione in videocollegamento del presidente cinese Xi Jinping e della presidente peruviana Dina Boluarte.
Il terminal è progettato per accogliere navi portacontainer di ultima generazione e ridurre significativamente i tempi di trasporto tra la costa pacifica sudamericana e la Cina, stimati in circa 23 giorni, con un impatto diretto sui costi logistici.
Nel suo primo anno di attività commerciale, il porto si è rapidamente affermato come hub regionale di trasbordo. Una quota rilevante delle merci provenienti dalla Cina non è destinata al mercato peruviano, ma viene ridistribuita verso altri Paesi della costa pacifica, in particolare Cile e Colombia.
Questo flusso di container in transito sta modificando gli equilibri logistici tradizionali del Pacifico sudamericano, rafforzando la posizione del Perù come piattaforma di smistamento regionale e aumentando al contempo la rilevanza strategica del terminal.
Il crescente volume di trasbordi e la centralità del porto nei collegamenti con l’Asia hanno generato nuove entrate doganali e un significativo dinamismo commerciale, ma hanno anche intensificato il dibattito interno sulla governance delle grandi infrastrutture a capitale straniero.
La controversia tra Cosco e lo Stato peruviano si inserisce in questo scenario più ampio, dove la necessità di attrarre investimenti e consolidare il ruolo del Paese nelle catene globali del valore si confronta con l’esigenza di mantenere un controllo normativo chiaro su asset considerati strategici.