ROMA - Riccardo Pescante, vicedirettore di Rai Sport, è finito al centro di una polemica politica per alcuni contenuti pubblicati sui suoi profili social personali. In particolare, a scatenare le reazioni dell’opposizione è stato un post di sostegno al Movimento Sociale Italiano (Msi), diffuso il 26 dicembre, giorno dell’ottantesimo anniversario della nascita del partito erede del Partito Fascista.  

Il messaggio era accompagnato dall’immagine della fiamma, simbolo del Msi, e dalla frase “Le radici profonde non gelano”, tratta da Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, romanzo particolarmente amato dai militanti di destra. 

Secondo esponenti di Pd e Movimento 5 Stelle, il post non sarebbe un caso isolato. Tra i contenuti segnalati figurano anche un selfie di Pescante davanti all’obelisco di Mussolini al Foro Italico, con la scritta “Dux” ben visibile, un messaggio in cui si approva l’attacco degli Stati Uniti in Venezuela e un meme satirico che paragona il segretario della Cgil Maurizio Landini al presidente venezuelano Nicolás Maduro. 

“L’uso che il vicedirettore di Rai Sport fa dei suoi canali social è incompatibile con le linee guida del servizio pubblico. Non è libertà d’opinione: è mancanza di senso istituzionale”, afferma il capogruppo M5S in Commissione di Vigilanza Rai, Dario Carotenuto, annunciando un’interrogazione parlamentare.  

Ancora più duro Sandro Ruotolo del Pd: “Sui social si perde ogni parvenza di decenza. La Rai non è più ‘la Rai di tutti’, è l’house organ di Fratelli d’Italia”. I parlamentari dem della bicamerale chiedono quindi le dimissioni di Pescante e la convocazione urgente della Commissione di Vigilanza per definire un codice di autoregolamentazione vincolante per dirigenti e giornalisti Rai. 

A ricordare il quadro normativo interviene il consigliere di amministrazione Rai Roberto Natale, secondo cui “le regole per l’uso dei social in Rai esistono già” e sono state “affinate negli anni, anche integrando il Codice etico con le indicazioni della Commissione di Vigilanza”. Natale sottolinea che “ogni dipendente Rai, a maggior ragione chi ricopre incarichi dirigenziali, è tenuto a un uso responsabile dei social” e aggiunge: “Chi deve intervenire, intervenga”. 

Per ora dai vertici di viale Mazzini non arrivano prese di posizione ufficiali. La maggioranza evita di commentare il caso, ma nel frattempo difende il direttore de Il Giornale Tommaso Cerno, finito nel mirino delle opposizioni per gli attacchi al conduttore di Report Sigfrido Ranucci.  

“Colpire Ranucci significa colpire Report e quindi la Rai”, ha denunciato la deputata M5S Dolores Bevilacqua. Solidarietà a Cerno arriva invece da Fratelli d’Italia e Lega, che rivendicano la libertà di stampa. “Non ci metterete il bavaglio, non c’è Telemaduro”, ha replicato lo stesso Cerno in un video pubblicato sul sito del quotidiano.