PALERMO - Un’indagine della Procura Europea ha portato alla luce una presunta truffa ai danni dell’Unione che coinvolgerebbe 23 tra docenti universitari palermitani, ricercatori e imprenditori.
Al centro dell’inchiesta, coordinata dai pm Gery Ferara e Amelia Luise, ci sono il professor Vincenzo Arizza, direttore del dipartimento di Scienze e Tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche dell’Università di Palermo, e Antonio Fabbrizio, amministratore e titolare di fatto dell’associazione Progetto Giovani e dell’associazione Più Servizi Sicilia.
L’indagine riguarda due progetti di ricerca finanziati con fondi europei. Il primo, Bythos, era un progetto internazionale nell’ambito del programma Interreg Italia-Malta 2014-2020, finalizzato a valorizzare gli scarti della filiera ittica trasformandoli in molecole bioattive per l’industria farmaceutica e cosmetica.
Il secondo, Smiling, era invece un progetto di ricerca e sviluppo incentrato sui sottoprodotti della lavorazione delle uve biologiche, per ottenere nutraceutici e cosmetici dai vinaccioli e dalle vinacce.
Secondo gli inquirenti, nell’ambito di questi programmi sarebbero stati rendicontati costi relativi ad attività di ricerca dei docenti e all’acquisto di attrezzature scientifiche in realtà mai sostenuti. L’inchiesta è nata dalle dichiarazioni di due ricercatori che hanno fatto nomi e cognomi di professori, i quali - pur pagati per lavorare ai progetti - non avrebbero mai realmente contribuito alla ricerca.
Lo scopo sarebbe stato gonfiare le spese per aumentare il contributo percepito dall’Ue. Oltre a “caricare” costi per attività mai svolte venivano simulati acquisti mai effettuati con la complicità di alcuni titolari di imprese, in modo da creare fondi neri da cui poi attingere.
L’indagine ipotizza a vario titolo i reati di truffa aggravata, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione e falso materiale.
Per 17 indagati i pm avevano chiesto misure cautelari, ma il gip ha respinto l’istanza sostenendo che, pur sussistendo i gravi indizi di colpevolezza, non ci fossero le esigenze cautelari in virtù del tempo trascorso dai fatti.