CANBERRA - L’inflazione è attesa in lieve rallentamento a inizio 2026, ma il sollievo per famiglie e imprese potrebbe essere limitato: la Reserve Bank of Australia (RBA) difficilmente accantonerà l’ipotesi di nuovi aumenti dei tassi d’interesse.

In giornata l’Australian Bureau of Statistics pubblicherà i primi dati sull’inflazione del 2026. Gli economisti prevedono un calo moderato dell’indice generale, al momento al 3,8 per cento, verso il 3,6 per cento a gennaio. Un movimento contenuto che non cambierebbe in modo sostanziale il quadro di fondo.

Il cosiddetto “trimmed mean”, che esclude le variazioni più volatili e rappresenta l’indicatore preferito dalla Banca centrale, dovrebbe invece restare stabile al 3,3 per cento. Si tratta di un livello ancora superiore al target della RBA, fissato tra il 2 e il 3 per cento.

Secondo Justin Smirk, economista senior di Westpac, un leggero raffreddamento sarebbe coerente con la stagionalità di gennaio, tradizionalmente un mese meno dinamico per i prezzi. Tuttavia, permangono fattori di pressione. “Prevediamo che i generi alimentari restino inflazionistici, con un contributo di rilievo dall’aumento stagionale di frutta e verdura fresche e bevande analcoliche”.

Anche la sanità incide sulle stime, con un incremento del 3,2 per cento per servizi ospedalieri e medici.

Il principale contributo all’aumento dei prezzi potrebbe però arrivare dall’energia. Con la fine a dicembre degli sconti governativi sulle bollette elettriche, a gennaio le tariffe mensili sono stimate in crescita fino al 5 per cento. Una dinamica che rischia di annullare in parte l’effetto positivo del calo dei carburanti e dei viaggi vacanza, attesi in calo.

La persistenza di livelli d’inflazione superiori al target ha già spinto la RBA ad alzare il costo del denaro al 3,85 per cento a febbraio, primo rialzo dopo un periodo di stabilità. I mercati scontano ulteriori aumenti nel corso dell’anno.

Sul fronte dei redditi, l’erosione del potere d’acquisto resta un tema centrale. La recente accelerazione dei prezzi ha riportato i salari reali in territorio negativo per la prima volta da oltre due anni, riaccendendo le preoccupazioni sul costo della vita.

In questo contesto, anche un calo marginale dell’inflazione potrebbe non essere sufficiente per cambiare la rotta della politica monetaria. La Banca centrale resta concentrata sulla stabilità dei prezzi, mentre famiglie e mutuatari si preparano a un periodo prolungato di tassi elevati.