WASHINGTON – Gli elettori in Texas si preparano a esprimere un verdetto sulle Primarie per il Senato dello Stato della “Lone Star”, dando il via al ciclo delle elezioni di metà mandato e alla battaglia ad alta tensione di quest’anno per il controllo del Congresso.
Il senatore in carica, il repubblicano John Cornyn, affronta la sfida politica più difficile della sua carriera nelle primarie repubblicane contro il procuratore generale del Texas Ken Paxton e il deputato Wesley Hunt. Sul fronte opposto c’è un duello molto atteso, che sta appassionando gli elettori democratici: quello tra il deputato statale, e candidato in ascesa, James Talarico e la combattiva deputata Jasmine Crockett. Entrambi puntano alla prima vittoria statale del loro partito da decenni.
La corsa elettorale - che ha già battuto record di spesa e registrato un’impennata nell’affluenza al voto anticipato - rappresenta un test di direzione politica e di eleggibilità per entrambi i partiti in Texas, oltre che un possibile anticipo delle dinamiche che potrebbero dominare le elezioni di metà mandato, in programma a novembre. “Stiamo guardando l’elefante nella stanza, ovvero, per la prima volta in una generazione,
Primarie competitive per il Senato degli Stati Uniti su entrambi i fronti”, ha dichiarato al The Hill il consulente repubblicano texano Vinny Minchillo. Il seggio di Cornyn è stato a lungo considerato sicuro per i conservatori, ma il senatore al suo quarto mandato sta lanciando l’allarme sostenendo che il suo posto è a rischio, mentre Paxton, esponente di punta del movimento Maga e coinvolto in scandali finanziari, è in testa nei sondaggi.
Decision Desk HQ indica Paxton in vantaggio di quattro punti, con il 39% contro il 35% di Cornyn. Ma poiché nessuno dei due ha superato il 50%, si prevede un ballottaggio il 26 maggio. Il terzo candidato, Hunt, è al 17% e fuori dai giochi.
Le primarie repubblicane rappresentano anche un test per i Maga spaccati a metà sull’attacco condotto in Iran. “C’è un divario generazionale tra i sostenitori Maga su questo. Gli elettori più anziani lo sostengono, quelli più giovani no”, ha dichiarato a Politico l’influente podcaster Maga Jack Posobiec.
“I sostenitori Maga della Generazione Z vogliono arresti nel caso Epstein, deportazioni e aiuti economici, non guerra”. Secondo Posobiec, l’attacco contro l’Iran potrebbe alienare la base e danneggiare i repubblicani nelle prossime elezioni di medio termine del 2026: “L’anno scorso, Charlie Kirk ci ha detto che le giovani generazioni di americani sono molto più interessate alla politica interna che alla gestione dei conflitti internazionali e non possiamo dimenticarlo in un anno di elezioni di metà mandato”.
Secondo gli analisti, l’inquietudine, almeno per ora, è più un rumore che una rivolta: le critiche provengono principalmente dalla “classe chiacchierona” della base Maga e non dai leader eletti repubblicani. È troppo presto, tuttavia, per dire come si sentiranno gli elettori Maga a lungo termine, in quanto questa operazione appare come una violazione diretta di un’importante promessa elettorale repubblicana di rimanere fuori dagli impegni all’estero.