Lo ha deciso la giuria, dopo due giorni, al termine di un processo che ha catturato l’attenzione dei mezzi di informazione, del mondo politico e dell’opinione pubblica degli Stati Uniti d’America.

Il verdetto arriva dopo tre settimane di udienze, 46 testimoni e la continua riproposizione delle ultime immagini da vivo di Floyd.

Chauvin, 44 anni, è stato riconosciuto colpevole di tutti i capi di imputazione, ovvero omicidio preterintenzionale, di secondo grado (senza intenzione, ma assumendosene i rischi) e per l’omicidio di terzo grado, cioè per “indifferenza alla vita umana”.

Chauvin, che per nove minuti e 29 secondi, tenne il ginocchio premuto sul collo di Floyd, era l’unico imputato nel processo; quattro dei 12 giurati erano afrioamericani.

“Il ginocchio sul collo di Floyd non era una mossa non autorizzata”, ha dichiarato Eric Nelson, terminando la sua arringa, l’avvocato difensore di Chauvin.

“Abbiamo sentito dire che George Floyd combatteva con la dipendenza dalla droga e che era stato indagato per aver spacciato una banconota falsa da venti dollari, ma non ci sono prove. Lui non è l’imputato qui e non ha avuto un processo da vivo. Le sue ultime parole sono state ‘Per favore, non respiro’ – aveva precedentemente detto il procuratore Steve Schleicher nel corso della requisitoria finale –. Questo non è un processo alla polizia, è il processo a un imputato. E per la buona polizia non c'è niente di peggio di una cattiva polizia”.

Nell’ultima giornata del processo, l’accusa, affidata al procuratore Steve Schleicher, ha concentrato la requisitoria su quei 9 minuti e 29 secondi in cui l’agente ha tenuto il suo ginocchio premuto sul collo di Floyd, steso per terra, a faccia in giù, le mani bloccate dietro la schiena con le manette.

E alla vigilia, la famiglia aveva invocato giustizia, anzi ha detto di aver “bisogno di una condanna”.

Il legale di Chauvin, Eric Nelson, ha sostenuto come “la mossa del ginocchio non fosse non autorizzata”, nonostante molti poliziotti e addestratori, chiamati a testimoniare, abbiano detto il contrario. L’avvocato ha puntato sulla dipendenza di Floyd dagli oppioidi, legando la morte a una cattiva condizione dei polmoni, già logorati dalla droga.