SYDNEY - La comunità iraniana in Australia si dice “stordita” e sempre più impotente di fronte all’aumento del numero delle vittime delle proteste anti-regime in Iran.

Secondo l’organizzazione Human Rights Activists in Iran, con sede negli Stati Uniti, almeno 490 manifestanti sono stati uccisi in due settimane di disordini, mentre la repressione delle autorità si è fatta più aspra. Decine di membri delle forze di sicurezza avrebbero perso la vita e oltre 10.600 persone sarebbero state arrestate.

Le proteste sono scoppiate inizialmente per l’impennata dell’inflazione e il peggioramento delle condizioni economiche, ma si sono rapidamente trasformate in una contestazione politica aperta, con richieste dirette di dimissioni della leadership religiosa. Il governo iraniano ha avvertito che reagirà a qualsiasi intervento esterno, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ipotizzato un possibile coinvolgimento.

Siamak Ghahreman, presidente dell’Australian-Iranian Community Organisation, racconta che molti membri della diaspora faticano perfino a mettersi in contatto con i familiari rimasti in patria. Il blackout di internet imposto dalle autorità ha di fatto isolato il Paese. “È una situazione tristissima e l’intera comunità si sente paralizzata. Da qui possiamo solo protestare e scrivere ai governi, ma oltre questo è difficile andare - ha spiegato -. È una condizione che dura da 47 anni”.

Secondo Ghahreman, il rischio è che il numero delle vittime continui a salire, perché nessuna delle due parti sembra intenzionata a fare un passo indietro. “Il governo non mostra alcuna volontà di compromesso e, pur di restare al potere, è disposto a tutto. Allo stesso tempo, la popolazione è esausta e determinata a non fermarsi”.

Il primo ministro Anthony Albanese ha condannato apertamente la repressione, dichiarando che l’Australia “sta al fianco del popolo iraniano nella sua richiesta di diritti, dignità e cambiamento”. Albanese ha ricordato anche che il regime di Teheran svolge un ruolo negativo sul piano internazionale, citando l’espulsione dell’ambasciatore iraniano nel 2025 per il coinvolgimento di agenzie iraniane in attacchi sul suolo australiano.

Kambiz Razmara, vicepresidente dell’Australian-Iranian Society of Victoria, descrive sentimenti contrastanti all’interno della comunità. “Da una parte c’è dolore per le sofferenze inflitte da un regime oppressivo da decenni. Dall’altra, qualcuno intravede la possibilità che questa fase segni l’inizio della fine di quell’oppressione”.