PYONGYANG - La Corea del Nord ha completato un nuovo quartiere residenziale a Pyongyang destinato alle famiglie dei soldati caduti combattendo al fianco delle forze russe in Ucraina.

L’annuncio è stato fatto dai media statali, che hanno diffuso immagini del leader Kim Jong Un in visita alle abitazioni appena terminate.

Secondo l’intelligence sudcoreana, circa 6mila militari nordcoreani sarebbero stati uccisi o feriti dall’inizio del coinvolgimento nel conflitto. Pyongyang non ha mai fornito cifre ufficiali, ma negli ultimi mesi ha intensificato la retorica celebrativa nei confronti dei combattenti inviati all’estero.

Durante la visita al nuovo complesso abitativo, Kim ha parlato di “giovani martiri” che hanno “sacrificato tutto per la madrepatria”. Accanto a lui la figlia, ritenuta essere Kim Ju Ae, sempre più presente negli eventi pubblici e ormai figura ricorrente nella comunicazione del regime.

Le fotografie pubblicate mostrano edifici di recente costruzione, appartamenti arredati e famiglie accolte personalmente dal leader. Il messaggio è chiaro: lo Stato si prende cura di chi ha pagato il prezzo più alto.

Negli ultimi mesi la Corea del Nord ha inviato in Russia non solo uomini, ma anche munizioni, artiglieria e missili. In cambio, secondo Seul, Pyongyang starebbe ottenendo esperienza operativa e assistenza tecnica utili a migliorare i propri sistemi d’arma. Un trasferimento di competenze che preoccupa gli osservatori regionali.

Parallelamente, il regime ha inaugurato un muro commemorativo e avviato la costruzione di un museo dedicato ai militari impegnati all’estero. L’operazione abitativa si inserisce in questo quadro di consolidamento interno e di legittimazione politica.

Il completamento del quartiere giunge a ridosso del congresso del partito, il principale appuntamento politico nordcoreano, previsto nelle prossime settimane. In quell’occasione Kim dovrebbe delineare le linee guida economiche e strategiche per i prossimi cinque anni.

L’iniziativa immobiliare, oltre al valore simbolico, serve a rafforzare il consenso interno e a mostrare continuità tra sacrificio militare e riconoscimento statale. Un segnale rivolto sia alla popolazione sia ai vertici militari, in una fase di crescente allineamento tra Pyongyang e Mosca.