PYONGYANG - La questione della successione in Corea del Nord entra in una fase nuova e decisamente più definita.

Secondo le ultime valutazioni del Servizio di Intelligence Nazionale sudcoreano (Nis), la figlia adolescente di Kim Jong-un, Kim Ju-ae, non è più solo una possibile candidata teorica: può ormai essere considerata l’erede ufficiale del leader nordcoreano.  

Il direttore del Nis, Lee Jong-seok, ha riferito ai parlamentari di Seul che questa conclusione non si basa su semplici indizi, ma su “informazioni credibili”. Si tratta di una progressione lessicale significativa: se fino a pochi mesi fa l’intelligence considerava Ju-ae solo la “più probabile” tra i successori, oggi la sua designazione è vista come un fatto compiuto. 

Il segnale più netto di questa ascesa è l’intensificarsi delle apparizioni della ragazza in contesti prettamente bellici. Recentemente, Ju-ae è stata fotografata mentre guidava un nuovo carro armato accanto al padre, durante esercitazioni militari. 

Secondo gli analisti, non si tratta di una semplice esposizione mediatica familiare, ma di un tentativo preciso di fornire alla giovane credenziali militari, elemento indispensabile in un regime dove la leadership coincide con il comando supremo delle forze armate.  

Questa strategia mira, inoltre, a sfidare il patriarcato, smussando preventivamente le resistenze verso una leadership femminile in un sistema profondamente maschilista che per ottant’anni ha visto solo tre generazioni di leader uomini. In ultima analisi, l’obiettivo è legittimare la linea di sangue, dimostrando che la continuità della stirpe del monte Paektu è superiore a qualsiasi tabù di genere. 

La costruzione della figura di Ju-ae è iniziata nel novembre 2022, quando apparve per la prima volta durante il lancio del missile intercontinentale Hwasong-17. Quell’immagine - una bambina mano nella mano con il padre davanti a un’arma nucleare - sanciva l’unione indissolubile tra la famiglia Kim e l’arsenale atomico dello Stato. 

Da allora, il suo rango è cresciuto costantemente attraverso l’uso di un nuovo linguaggio ufficiale e la partecipazione a specifici rituali dinastici. Ju-ae è infatti passata dall’essere definita la “figlia amata” alla “figlia rispettata”, un appellativo che a Pyongyang sottintende una precisa funzione istituzionale.  

A gennaio, inoltre, è stata portata al Palazzo del Sole di Kumsusan, il mausoleo dove riposano i corpi imbalsamati del nonno e del bisnonno, un atto simbolico che la iscrive visivamente nella genealogia sacra del potere. 

La nuova valutazione del Nis affronta anche il nodo di Kim Yo-jong, la potente sorella del leader. Nonostante sia spesso descritta come la “numero due” del regime, l’intelligence sudcoreana ritiene che non detenga un potere autonomo reale e che sia improbabile una sua ascesa alla successione. Il suo ruolo rimarrebbe strettamente derivato e funzionale alla stabilità del fratello. 

Tuttavia, restano alcune cautele. Kim Jong-un è ancora giovane e una designazione troppo esplicita potrebbe, paradossalmente, indebolire la sua autorità attuale. Inoltre, l’identità e l’età esatta di Ju-ae non sono mai state confermate ufficialmente da Pyongyang.