Quando Eleonora Pasti definisce se stessa un’artivist, non sta semplicemente giocando con le parole. Per questa artista tessile italiana, stabilitasi a Sydney da qualche anno, l’arte è sempre e irrevocabilmente politica: un mezzo per esplorare, provocare e celebrare la società in cui viviamo.

La sua recente mostra ABRACADABRA alla Stirrup Gallery di Marrickville, appena conclusa, ha confermato questa visione, presentando una collezione di installazioni, sculture e opere tessili che intrecciano l’autobiografia personale con questioni sociali urgenti. Il titolo stesso evoca trasformazione e magia, concetti che permeano il lavoro di Pasti, dove materiali apparentemente domestici come tessuti e carta diventano veicoli di riflessione critica.

Nata in Italia nel 1969, Pasti porta con sé un background intellettuale significativo: una laurea in D.A.M.S. (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) all’Università di Bologna, dove ha studiato sotto la guida del celebre semiologo Umberto Eco. Questa formazione si riflette nella sua costante ricerca di “connessioni inaspettate tra diverse forme di espressione culturale”, un approccio che anima ogni sua opera.

Il suo percorso artistico professionale l’ha portata attraverso l’Europa – 15 anni tra Lussemburgo e Parigi, prima di approdare in Australia, sulla terra rubata dei Gadigal, come lei stessa riconosce con consapevolezza politica.

Nella mostra ABRACADABRA, Pasti ha presentato opere profondamente personali che esplorano temi di rinascita e guarigione interiore. Rebirth (Rinascita), completata recentemente, raffigura una figura in ginocchio realizzata con coperte di montagna di 60 anni fa, un richiamo diretto ai ricordi d’infanzia dell’artista.

“Il concetto centrale è prendersi cura della propria bambina interiore, dell’aspetto femminile di se stesse, come se fossimo madri di noi stesse”, spiega Pasti. L’opera include un cordone ombelicale da cui emerge lana che poi rientra nella gola e riemerge dagli occhi, simboleggiando un ciclo continuo di emozioni. 

L’impegno dell’artista verso la sostenibilità si riflette nell’uso di materiali riciclati: lane acquistate in negozi di seconda mano, pezzi di cotone recuperati, oggetti trovati che acquisiscono nuova vita e significato.

Nameless (Senza Nome), una scultura che ricorda un uccello, nasce invece da un’esperienza trasformativa: una residenza artistica di sei settimane a Broken Hill, nell’entroterra australiano, sostenuta da Create NSW. “Ho giocato con il significato di ‘broken’ (rotto) e ‘healing’ (guarigione)”, racconta Pasti. L’opera incorpora riferimenti ai tarocchi che l’hanno accompagnata durante la residenza: la stanza numero 9 (l’Eremita), lo studio numero 10 (la Ruota della Fortuna) e l’indirizzo 313 (la carta numero 13, la Morte, tradizionalmente “senza nome”).  Da questa stessa esperienza a Broken Hill sono nate altre opere significative: una gabbia con un reggiseno recuperato in loco, che simboleggia “la donna ingabbiata, osservata ma non ascoltata”e un reggiseno con piccone che rende omaggio alla forza delle donne locali che sostengono i loro mariti nei lavori pesanti delle miniere.

Dal suo arrivo a Sydney, Pasti ha rapidamente lasciato il segno sulla scena artistica locale. Le sue opere, con titoli provocatori come Dicktators, Man-Holes e Tinker, Tailor, Soldier, Sailor..., sono state selezionate per prestigiosi premi tra cui il Small Sculpture Prize di Woollahra, il North Sydney Art Prize e il Burwood Art Prize, tutti nel 2024.

 L’influenza del suo maestro Umberto Eco è evidente nel modo in cui Pasti tratta i materiali e i simboli. Come il semiologo insegnava a leggere i segni culturali, così l’artista decodifica e ricodifica tessuti, fili e forme per creare nuovi significati. La sua arte è un linguaggio che parla di potere, genere, memoria e trasformazione sociale. Con il suo approccio senza compromessi all’artivism, Pasti rappresenta una voce importante nel panorama artistico australiano contemporaneo, una voce che continua a evolversi, riflettendo e provocando la società che la circonda.