Canada Bay ha nominato Natalino Bongiorno Citizen of the Year (Cittadino dell’Anno), un riconoscimento assegnato a chi, nel tempo, ha saputo trasformare l’impegno civico in una presenza costante e reale nel tessuto sociale del territorio. Bongiorno ha ricevuto il premio durante le celebrazioni dell’Australia Day, in una cerimonia pubblica che ogni anno riconosce cittadini e cittadine distintisi per il loro contributo alla comunità. Il titolo, formalmente Citizen of the Year 2025, è stato consegnato nel corso dell’Australia Day del 26 gennaio di quest’anno: una prassi comune nei comuni australiani, dove i premi portano l’anno di riferimento ma vengono assegnati durante la cerimonia del successivo.
“Natalino Bongiorno, membro fondatore della Foundation for A Bloody Great Cause, ha sostenuto per oltre sette anni l’unità di ricerca ematologica del Concord Hospital, contribuendo a raccogliere oltre 1,8 milioni di dollari a sostegno della ricerca contro il cancro del sangue” ha sottolineato il sindaco di Canada Bay, Michael Megna, nel suo discorso.
Bongiorno è stato premiato per il suo impegno costante negli anni a favore della comunità. È attivo da tempo nella Camera di Commercio, partecipa al comitato di raccolta fondi della Bloody Great Cause Foundation, e soprattutto è tra i promotori di una delle iniziative più toccanti e necessarie: la distribuzione di pasti ai senzatetto nel centro di Sydney. Ogni martedì sera, a Martin Place, un food van offre cibo e presenza a chi vive ai margini. “Forniamo pasti alle persone senza casa, nel cuore della città”, racconta con semplicità. Un impegno iniziato prima della pandemia e portato avanti da circa sette anni, dentro un percorso più ampio di volontariato che dura da quasi un decennio.
Eppure, ciò che colpisce di più non è la quantità delle attività, ma lo sguardo con cui le racconta. Non c’è retorica. Non c’è compiacimento. C’è solo una convinzione limpida: si fa perché è giusto. “Ho sempre voluto restituire qualcosa alla comunità. La comunità dà tanto e, allo stesso tempo, ti tiene con i piedi per terra: ti fa capire che i tuoi problemi, a volte, non sono nulla rispetto a quelli degli altri”, dice.
Quando parla dei giovani, Natalino non usa toni moralisti. Racconta invece episodi concreti: genitori che portano i figli a fare volontariato perché vedano con i propri occhi dove possono condurre certe derive. Ragazzi che arrivano per caso e ne escono cambiati. Ricorda un incontro con un giovane senzatetto, precipitato nella depressione e poi nella dipendenza già dall’adolescenza. “Alla domanda su come fosse iniziato tutto, lui rispose sorpreso: ‘È strano… nessuno me l’ha mai chiesto. Nessuno mi parla mai’”.
In quella frase c’è forse il senso più profondo di ciò che fa Bongiorno: non solo aiutare, ma riconoscere. Guardare una persona e restituirle la sua storia. Non stupisce allora che, di fronte al premio, la sua reazione sia stata di umiltà assoluta. “Sono onorato, ma non sono uno che cerca riconoscimenti. Questo è un premio per tutti quelli che mi stanno intorno: famiglia, amici, volontari, sponsor, tutte le persone che ci sostengono”. Il riconoscimento, quando passa attraverso la parola e l’ascolto, non è solo conforto: è una necessità primaria dell’’essere umano, il primo passo per tornare ad esistere agli occhi degli altri. Bongiorno realizza questo: non solo aiuto ma presenza e ascolto, restituendo dignità a chi troppo spesso viene reso invisibile. E tutto questo, senza mai perdere la sua dimensione più importante: quella di padre presente e amorevole per sua figlia Victoria.