TEL AVIV - Un attacco aereo israeliano ha colpito un’area nei pressi di una scuola che ospita sfollati nella Striscia di Gaza, causando almeno dieci morti e diversi feriti.
L’episodio si inserisce in un contesto già teso, in cui la tregua sostenuta dagli Stati Uniti appare sempre più instabile.
Secondo fonti sanitarie locali, il raid è avvenuto a est del campo profughi di Maghazi, nel centro della Striscia. Droni israeliani avrebbero lanciato due missili in una zona densamente abitata, dove si trovano famiglie costrette a lasciare le proprie case. Non è ancora chiaro quante delle vittime siano civili.
Prima dell’attacco, nell’area si sarebbero verificati scontri tra residenti palestinesi e membri di una milizia appoggiata da Israele. Testimonianze raccolte sul posto parlano di un tentativo di irruzione nella scuola, con l’obiettivo di catturare alcune persone. La situazione è rapidamente degenerata in uno scambio di colpi, fino all’intervento dei droni.
Un testimone, Ahmed al-Maghazi, ha riferito che i residenti hanno cercato di difendere le proprie abitazioni, ma sono stati colpiti direttamente. In un video diffuso successivamente, non verificato in modo indipendente, un esponente di una di queste milizie ha affermato di aver ucciso cinque membri di Hamas. Il movimento palestinese non ha rilasciato commenti immediati.
Nella stessa giornata si sono registrati altri due episodi violenti. A Gaza City, un attacco aereo ha ucciso una persona e ferito un minore su un ciclomotore. Poco dopo, un altro civile è stato ucciso quando forze israeliane hanno aperto il fuoco su un veicolo nel centro della Striscia. Il bilancio complessivo di lunedì sale così ad almeno dodici morti.
L’esercito israeliano non ha fornito dichiarazioni immediate sugli incidenti. Intanto, Israele e Hamas continuano ad accusarsi reciprocamente di aver violato il cessate il fuoco entrato in vigore a ottobre. Secondo il ministero della Sanità di Gaza, almeno 700 persone sono state uccise da fuoco israeliano dall’inizio della tregua. Israele riferisce invece la morte di quattro soldati nello stesso periodo.
Il nodo principale resta il disarmo di Hamas, ritenuto un passaggio centrale nel piano proposto dal presidente americano Donald Trump. Il gruppo palestinese respinge questa richiesta, sostenendo che senza il completamento della prima fase dell’accordo qualsiasi discussione sia prematura.
Nel frattempo, la situazione sul terreno resta segnata da violenza diffusa, con una popolazione civile già duramente colpita da mesi di guerra e condizioni sempre più difficili.