WASHINGTON - Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, annunciato come primo passo verso una de-escalation, è già sotto pressione dopo meno di 24 ore.

L’intesa è stata messa alla prova da un’intensificazione delle operazioni israeliane in Libano e da nuove tensioni sullo stato dello Stretto di Hormuz, nodo centrale per il traffico energetico globale.

Teheran accusa Washington e Israele di aver violato l’accordo, sostenendo che la prosecuzione degli attacchi contro Hezbollah contraddice lo spirito della tregua. Secondo fonti iraniane, il passaggio delle petroliere nello stretto resta sospeso, in risposta alle operazioni militari israeliane.

Nella giornata di ieri, le forze israeliane hanno lanciato una delle offensive più intense dall’inizio del conflitto. In un’azione concentrata, sarebbero stati colpiti circa 100 obiettivi in un minuto, tra cui centri di comando e infrastrutture missilistiche. I raid hanno interessato anche aree urbane dense di Beirut, causando un bilancio pesante: almeno 182 morti e centinaia di feriti secondo il ministero della Sanità libanese.

Israele ha chiarito che le operazioni continueranno. Un portavoce militare ha affermato che gli attacchi proseguiranno finché Hezbollah sarà ritenuto una minaccia. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ribadito che la tregua non include il Libano e che il Paese è pronto a riprendere anche le operazioni dirette contro l’Iran.

Da Washington, la Casa Bianca ha confermato che il Libano non rientra nell’accordo, pur lasciando aperta la possibilità di discuterne in futuro. Tuttavia, questa divergenza rispetto alle aspettative iraniane rischia di compromettere ulteriormente la stabilità dell’intesa.

Un altro punto critico riguarda lo Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti sostengono che il traffico marittimo stia lentamente riprendendo, mentre l’Iran afferma di mantenere un controllo stretto sul passaggio delle navi. Dati di mercato indicano un numero limitato di transiti, segnale che la situazione resta lontana dalla normalità.

Nel frattempo, proseguono i preparativi per i negoziati a Islamabad, con una delegazione americana guidata dal vicepresidente JD Vance. Il dialogo si svolge in un clima di forte diffidenza reciproca.

La tregua appare quindi più come una pausa operativa che come un accordo consolidato. Le divergenze su Libano, Hormuz e condizioni politiche mostrano quanto sia fragile l’equilibrio raggiunto e quanto sia incerto il percorso verso una soluzione stabile del conflitto.