TEHERAN - Un raid aereo israeliano ha eliminato Ali Larijani, capo del Consiglio Supremo di sicurezza nazionale e figura centrale nella strategia bellica dell’Iran.
La notizia, confermata dal Ministro della Difesa israeliano Israel Katz, segna un punto di svolta nel conflitto: Larijani era considerato dagli esperti il vero “decisore” rimasto a Teheran dopo l’uccisione di Ali Khamenei, colui che coordinava l’intero apparato di difesa e le azioni contro Israele e i Paesi del Golfo.
Secondo le ricostruzioni fornite dai media israeliani, l’attacco è stato il risultato di un’operazione di intelligence millimetrica. Il raid era inizialmente previsto per la notte tra domenica e lunedì, ma è stato posticipato in attesa di una conferma certa della posizione dell’obiettivo.
L’ordine di attaccare è scattato ieri pomeriggio, quando l’intelligence di Tel Aviv ha appreso che Larijani si sarebbe rifugiato per la notte in uno dei suoi appartamenti segreti. L’iraniano sarebbe stato ucciso insieme al figlio e, secondo il Ministro Katz, anche Gholamreza Soleimani, il capo dei Basij, struttura paramilitare legata alle Guardie della Rivoluzione.
All’età di 67 anni, Larijani rappresentava un mix rarissimo di accademismo e potere militare. Laureato in matematica e dottore in filosofia con una tesi su Immanuel Kant, aveva scalato i vertici della Repubblica Islamica, partendo dalla carriera militare come comandante dei Guardiani della Rivoluzione già negli anni ‘80.
Successivamente era passato alla politica attiva, ricoprendo per dodici anni la carica di presidente del Parlamento e agendo come principale negoziatore nucleare del Paese. Dopo il conflitto dello scorso anno era infine tornato in primo piano assumendo la guida del Consiglio di Sicurezza, posizione dalla quale era diventato il coordinatore unico della strategia di guerra lunga contro gli Stati Uniti di Donald Trump.
Mentre il Ministro Katz annuncia con fermezza che Larijani “si è unito agli altri criminali dell’asse del male nelle profondità dell’inferno”, Teheran vive ore di estrema confusione.
Le agenzie ufficiali iraniane non hanno ancora confermato il decesso, sostenendo anzi che a breve verrà diffuso un messaggio dell’alto funzionario. Pochi minuti dopo la notizia della morte, sull’account Telegram di Larijani è apparso un messaggio di elogio per i marinai uccisi sulla fregata Dena. Molti analisti ritengono, però, che si tratti di un post programmato o gestito da un sistema automatico per simulare una normalità operativa ormai infranta.
L’eliminazione di Larijani priva il regime di quello che Israele definiva il suo “leader de facto”. Essendo un pragmatico dedito alla sopravvivenza del nezam (il sistema), Larijani era il collante tra le diverse fazioni politiche e militari. Senza la sua capacità di coordinamento, l’Iran potrebbe ora affrontare una crisi di unità interna senza precedenti nel mezzo di un conflitto aperto.