CAIRO - Forze ucraine avrebbero operato in territorio libico nell’ambito di un accordo riservato con il governo di Tripoli, utilizzando basi locali per colpire obiettivi russi nel Mediterraneo.
È quanto riferiscono due funzionari libici, secondo cui un attacco con droni marini avrebbe danneggiato una nave cisterna russa all’inizio di marzo.
La metaniera Arctic Metagaz, battente bandiera russa e carica di 61mila tonnellate di gas naturale liquefatto, è stata colpita da esplosioni seguite da un incendio mentre si trovava a circa 240 chilometri dalla costa libica, vicino alle acque maltesi. L’equipaggio, composto da 30 persone, è stato evacuato e trasferito verso Bengasi. La nave, pur gravemente danneggiata, non è affondata e ha continuato in deriva verso la costa.
Mosca ha attribuito l’attacco a droni ucraini, mentre Kiev sostiene che le esportazioni energetiche russe rappresentano una fonte di finanziamento per il conflitto in corso. Il tanker farebbe parte della cosiddetta “shadow fleet”, utilizzata per aggirare le sanzioni internazionali.
Secondo le fonti libiche, l’operazione sarebbe partita da una struttura militare a Tripoli, dove unità ucraine, specializzate in sistemi a pilotaggio remoto, sarebbero presenti da mesi. La loro attività si estenderebbe anche ad altre basi nell’area occidentale del Paese, tra cui Misurata e Zawiya.
La presenza ucraina sarebbe il risultato di un’intesa con il governo di Abdul-Hamid Dbeibah, sostenuto dalle Nazioni Unite ma contestato sul piano interno. L’accordo, sempre secondo le stesse fonti, avrebbe ricevuto il sostegno di partner occidentali, in particolare Stati Uniti, Regno Unito e Turchia.
L’episodio evidenzia un allargamento del teatro operativo del conflitto, che supera i confini dell’Ucraina e si inserisce in un contesto già instabile come quello libico. Il Paese resta diviso tra l’amministrazione di Tripoli e quella orientale legata al generale Khalifa Haftar, appoggiato dalla Russia e da altri attori regionali.
Nel frattempo, le autorità libiche hanno tentato senza successo di trainare la nave danneggiata verso una zona sicura, ostacolate da condizioni meteorologiche avverse. La deriva incontrollata della nave rappresenta anche un rischio ambientale per la costa.
Né Kiev né Mosca hanno fornito commenti ufficiali sulle ricostruzioni diffuse. Tuttavia, l’operazione, se confermata, segnerebbe un ulteriore passo nell’internazionalizzazione del conflitto, con implicazioni dirette per la sicurezza nel Mediterraneo e nel Nord Africa.