ROMA - L’utilizzo delle reti virtuali private (VPN) per aggirare i sistemi di geo-blocco della piattaforma RaiPlay approda in Parlamento, con un’interrogazione presentata dal capogruppo del Partito democratico in Commissione di Vigilanza Rai, Stefano Graziano, e dal deputato eletto nella circoscrizione estero AAOA, Nicola Carè, che chiedono chiarimenti all’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, sull’efficacia delle misure di contrasto adottate dall’azienda.

Al centro dell’interrogazione c’è la possibilità che utenti residenti fuori dall’Italia riescano ad accedere a contenuti destinati esclusivamente al territorio nazionale attraverso VPN che consentono di simulare una connessione dall’interno del Paese e, quindi, di superare le restrizioni geografiche imposte dalla piattaforma.

Nell’atto presentato in Commissione, i parlamentari sottolineano come la Rai, in qualità di concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, sia vincolata al rispetto degli obblighi previsti dalla Convenzione e dal Contratto nazionale di servizio, che includono la tutela del diritto d’autore, il rispetto degli accordi di licensing e il corretto sfruttamento territoriale dei contenuti audiovisivi.

Si tratta di un punto centrale nel modello di distribuzione dei contenuti, che si fonda su licenze e accordi commerciali che regolano la diffusione delle opere nei diversi mercati. L’uso delle VPN, pur essendo legittimo in sé come strumento di sicurezza informatica, diventa problematico quando viene impiegato per aggirare tali vincoli, consentendo una fruizione non autorizzata dei contenuti e incidendo direttamente sugli equilibri economici e giuridici del settore.

Secondo Graziano e Carè, la diffusione sempre più ampia di queste tecnologie rischia di produrre effetti rilevanti sia sul piano del rispetto dei diritti audiovisivi sia su quello del modello di finanziamento del servizio pubblico, basato in Italia sul pagamento del canone da parte dei cittadini residenti.

“Mentre i cittadini residenti in Italia sostengono la Rai attraverso il pagamento del canone, gli utenti all’estero dovrebbero accedere ai contenuti mediante distributori autorizzati e piattaforme licenziatarie, generando ricavi per Rai Com, la società commerciale del gruppo Rai. L’aggiramento dei sistemi di geo-blocco altera questo equilibrio e finisce per eludere sia i meccanismi di mercato sia il principio stesso di contribuzione al servizio pubblico”, evidenziano i firmatari.

Da qui la richiesta di chiarire se l’azienda sia a conoscenza del fenomeno, per quali ragioni non risultino adottate misure sistematiche di contrasto e se l’accesso ai contenuti tramite VPN possa configurare una violazione degli obblighi derivanti dalla concessione e dal contratto di servizio. L’interrogazione sollecita, inoltre, l’adozione di iniziative urgenti per rafforzare i controlli, anche attraverso sistemi tecnologici più efficaci in grado di rilevare e bloccare l’utilizzo improprio delle VPN.

In questo quadro, la questione sollevata in Commissione parlamentare di Vigilanza Rai non riguarda soltanto un profilo tecnico, ma investe direttamente il rispetto delle regole che disciplinano la distribuzione delle opere audiovisive e il funzionamento stesso del servizio pubblico in un ambiente digitale sempre più globale e difficilmente circoscrivibile entro confini nazionali.