COSENZA - Rosa Vespa, 52 anni, è stata condannata a 5 anni e 4 mesi di reclusione per il rapimento della neonata Sofia, avvenuto poco più di un anno fa in una clinica privata di Cosenza.
A conclusione del processo con rito abbreviato, il gup ha inflitto una pena inferiore rispetto ai 8 anni richiesti dal pubblico ministero, concedendo le attenuanti generiche. Una perizia psichiatrica aveva già accertato la capacità di intendere e volere della donna.
Vespa aveva simulato una gravidanza per mesi, ingannando familiari, amici e persino il marito, Moses Omogo, 44 anni, approfittando della sua corporatura robusta per far credere di aspettare un bambino. Il giorno del presunto parto raccontò di averlo gestito in solitaria, dando alla luce un figlio che chiamò Ansel.
La sera del 21 gennaio 2025 si recò nella clinica Sacro Cuore insieme al marito - la cui posizione è stata successivamente archiviata - con il pretesto di andare a prendere il neonato, ma in realtà entrò nella stanza di una paziente, si finse infermiera e prese Sofia dalle braccia della madre. Poi uscì con il marito e si allontanò con l’auto dell’uomo.
Le telecamere di sicurezza permisero alla polizia di risalire alla coppia in poche ore, e quando gli agenti fecero irruzione nell’appartamento della coppia trovarono familiari e amici riuniti intorno a una tavola imbandita di azzurro, con palloncini e addobbi, intenti a festeggiare l’ingresso in casa del presunto neonato.
La sentenza ha soddisfatto sia la difesa che la parte civile. “Ci riteniamo molto soddisfatti, soprattutto a fronte della richiesta molto alta che non ci aspettavamo”, ha commentato l’avvocata Teresa Gallucci, legale di Vespa.
Anche l’avvocata Chiara Penna, che assiste i genitori della piccola Sofia, ha definito la condanna “giusta ed equilibrata”, assicurando che “per i genitori è la fine di un incubo”.
Rosa Vespa, attualmente ai domiciliari, non era presente in aula, mentre i genitori della neonata hanno assistito alla lettura del dispositivo. Resta in piedi un altro procedimento per valutare eventuali responsabilità o omissioni della clinica in cui è avvenuto il rapimento.