SYDNEY - Un rapporto chiave sulle leggi contro l’odio nel New South Wales resta bloccato negli uffici del governo statale, nonostante le crescenti pressioni politiche per la sua pubblicazione.

La mancata diffusione del documento solleva interrogativi sia sul contenuto della revisione sia sulla direzione futura delle norme.

Il rapporto, affidato all’ex giudice della Corte Suprema del NSW John Sackar, era stato commissionato nel maggio 2025 per valutare se ampliare le tutele contro i crimini d’odio oltre razza e religione. Il documento è stato consegnato al governo a novembre, ma non è mai stato reso pubblico.

La revisione era stata avviata dopo una serie di episodi gravi, tra cui graffiti antisemiti e attacchi incendiari contro sinagoghe e centri per l’infanzia. In risposta, il governo aveva approvato rapidamente nuove leggi contro l’odio razziale e religioso, lasciando però fuori altre categorie, in particolare le minoranze sessuali.

Questa esclusione aveva suscitato critiche diffuse, spingendo alla richiesta di un’analisi più ampia e strutturata. Tuttavia, a distanza di mesi, il documento che avrebbe dovuto offrire una visione complessiva resta riservato

A marzo, la parlamentare dei Verdi Amanda Cohn ha attivato una procedura parlamentare per obbligare il governo a pubblicare il rapporto entro 14 giorni. La scadenza del 1° aprile è però trascorsa senza che il documento venisse rilasciato.

Il governo ha giustificato il ritardo invocando la riservatezza di gabinetto. Una spiegazione che non ha convinto l’opposizione né parte della maggioranza parlamentare.

Cohn ha accusato l’esecutivo di “manovre procedurali”, sostenendo che le prime leggi siano state approvate in modo affrettato e selettivo, e che ora il governo stia cercando di correggere il tiro senza trasparenza.

Anche il portavoce dell’opposizione per gli Affari legali, Damien Tudehope, ha criticato la gestione del dossier, definendo il ricorso alla riservatezza una “scusa” per evitare un confronto pubblico su un tema complesso.

Dal canto suo, l’ufficio del procuratore generale Michael Daley ha confermato che il governo sta ancora valutando il contenuto del documento, senza però indicare una tempistica per la pubblicazione né garantire che questa avverrà.

Il ritardo alimenta il sospetto che il documento contenga raccomandazioni politicamente sensibili, in particolare sull’estensione delle protezioni alle comunità LGBTQI+.

La questione resta aperta: senza trasparenza, il rischio è che il dibattito sulle leggi contro l’odio proceda senza una base condivisa.