SYDNEY - La governatrice della Reserve Bank of Australia (RBA), Michele Bullock, ha dichiarato che è ancora troppo presto per stabilire se gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran avranno un effetto inflazionistico o, al contrario, contribuiranno a raffreddare i prezzi.
Intervenendo all’Australian Financial Review Business Summit, Bullock ha spiegato che la Banca centrale sta seguendo con attenzione gli sviluppi in Medio Oriente, ma che servirà tempo per comprenderne le ricadute sull’economia domestica.
“Gli eventi si stanno muovendo rapidamente e ci sono diversi scenari possibili”, ha affermato. Un eventuale shock dell’offerta energetica potrebbe aumentare le pressioni sui prezzi, mentre un impatto prolungato sui mercati dell’energia potrebbe rallentare la crescita globale e quindi esercitare una pressione al ribasso sull’inflazione. “Non è ovvio come evolverà la situazione”, ha aggiunto.
Ieri, i prezzi del petrolio greggio sono saliti fino al 13% dopo l’escalation del conflitto in Iran, uno dei principali produttori mondiali. Le tensioni hanno alimentato il timore di interruzioni nelle forniture attraverso il Medio Oriente. Poiché il petrolio è un input trasversale per l’intera economia, un forte aumento dei prezzi rischia di incidere sull’inflazione, già superiore al target della RBA.
Secondo l’economista capo di AMP, Shane Oliver, nello scenario peggiore – con un coinvolgimento prolungato degli Stati Uniti e interruzioni durature delle forniture – il prezzo del greggio potrebbe raddoppiare fino a circa 150 dollari al barile. Oliver attribuisce a questa eventualità una probabilità del 40%.
Bullock ha anche riconosciuto che la Banca centrale ha sottovalutato la forza della domanda privata nella seconda metà del 2025, quando riteneva che domanda e offerta stessero tornando in equilibrio. La RBA aveva allora ridotto i tassi d’interesse, ma successivamente li ha rialzati a febbraio. I dati più recenti, ha spiegato, hanno confermato la necessità di una politica monetaria prudente.
Il mercato del lavoro resta teso e non è chiaro se le condizioni finanziarie siano sufficientemente restrittive per riportare l’inflazione entro l’obiettivo in tempi ragionevoli. Parte dell’aumento dei prezzi osservato dalla metà dello scorso anno è attribuita a pressioni settoriali che dovrebbero attenuarsi, ma persistono vincoli di capacità a livello dell’intera economia.
Bullock ha sottolineato che, in un contesto segnato da shock imprevedibili come pandemie e conflitti, la politica monetaria richiede cautela e ascolto diretto di famiglie e imprese, oltre ai modelli econometrici. L’incertezza geopolitica sta rendendo il quadro ancora più complesso.