SYDNEY - La Reserve Bank of Australia (RBA) si prepara a un possibile ulteriore rialzo dei tassi d’interesse, mentre la guerra in Medio Oriente rischia di modificare i parametri fondamentali della politica monetaria.
Secondo il vice governatore Christopher Kent, il conflitto potrebbe spingere verso l’alto il cosiddetto “tasso neutrale”, cioè il livello dei tassi che mantiene l’inflazione stabile senza frenare né stimolare eccessivamente l’economia. Se questo livello aumenta, sarà necessario un intervento più deciso per contenere i prezzi.
I dati più recenti mostrano un rallentamento dell’inflazione al 3,7% a febbraio, in lieve calo rispetto al mese precedente. Tuttavia, si tratta di una fotografia precedente allo shock energetico legato alla crisi nel Golfo.
Gli economisti prevedono ora un nuovo aumento dei prezzi nei prossimi mesi, con l’inflazione che potrebbe superare il 5% entro metà anno, trainata dall’aumento dei costi energetici e dagli effetti a catena sull’economia.
I mercati si aspettano almeno altri due rialzi dei tassi dopo quelli già decisi a febbraio e marzo dalla governatrice Michele Bullock. Ma l’entità dell’intervento dipenderà proprio dall’evoluzione del tasso neutrale.
Kent ha spiegato che le turbolenze nei mercati finanziari tendono a ridurre nel breve periodo il livello dei tassi necessari per ottenere lo stesso effetto sull’economia. Tuttavia, lo shock sui prezzi delle materie prime crea una pressione opposta, aumentando il rischio di inflazione persistente.
Questo doppio effetto complica il lavoro della Banca centrale. Se le aspettative di inflazione dovessero salire, la RBA potrebbe essere costretta ad adottare una linea più restrittiva.
“Uno shock sull’offerta porta a prezzi più alti e a una crescita più debole”, ha osservato Kent, sottolineando che le banche centrali non possono evitare questo impatto, ma possono impedire che si trasformi in inflazione duratura.
Parallelamente, il governo sta valutando le conseguenze economiche di un conflitto prolungato. Il Tesoro ha elaborato scenari basati su prezzi del petrolio tra 100 e 120 dollari al barile, livelli già ritenuti prudenziali rispetto all’attuale volatilità.
Il rischio è che l’aumento dei costi energetici si traduca in una combinazione difficile: inflazione elevata e crescita debole. In questo contesto, la politica monetaria si trova a dover bilanciare la necessità di contenere i prezzi con quella di evitare un rallentamento troppo marcato dell’economia.
Le prossime decisioni della RBA dipenderanno quindi dall’evoluzione del conflitto e dalla tenuta delle aspettative di inflazione, in uno scenario che resta altamente incerto.