SYDNEY - La tensione tra gli Stati australiani sulla redistribuzione della GST torna a salire, riaprendo una frattura politica mai del tutto sanata dall’accordo del 2018 siglato dall’ex primo ministro conservatore Scott Morrison. Al centro del dibattito, ancora una volta, il sistema di ripartizione delle entrate fiscali federali e il vantaggio crescente riconosciuto al Western Australia.

Il ministro del Tesoro del New South Wales, Daniel Mookhey, ha lanciato un attacco frontale, sostenendo che in appena tre anni la quota di GST del suo Stato è scesa sensibilmente: da 93 centesimi per dollaro a soli 82. Nello stesso periodo, il Victoria ha visto la propria quota crescere da 96 centesimi fino a 1,07 dollari per ogni dollaro raccolto. Una dinamica che, secondo Mookhey, evidenzia un sistema ormai “rotto” e bisognoso di una revisione strutturale.

Il malcontento non riguarda solo Sydney. Tutti gli Stati, ad eccezione del Western Australia, stanno facendo fronte comune per chiedere una riforma dell’accordo, che continua a garantire a Perth benefici miliardari. L’ultima ripartizione, resa pubblica recentemente, prevede infatti che il Western Australia riceva ulteriori 5,5 miliardi di dollari nel prossimo anno.

Per Mookhey, il New South Wales sta di fatto “sostenendo” l’intera federazione. Pur riconoscendo l’obbligo di solidarietà verso Stati più piccoli come Tasmania e South Australia, il ministro ha criticato duramente l’attuale distribuzione delle risorse, arrivando a dire che è “un po’ troppo” chiedere ai cittadini del NSW di trasferire miliardi “lungo la Hume Highway” verso il Victoria.

Intanto, dal South Australia arriva un’altra voce critica. Il premier riconfermato Peter Malinauskas, all’indomani della sua vittoria elettorale, ha dichiarato di voler sfruttare il secondo mandato per forzare una riforma del sistema. Intervistato da ABC Radio, ha definito “una vergogna” l’accordo stretto dal governo precedente con Morrison, accusandolo di aver favorito il Western Australia “a nostre spese”.

Malinauskas ha ricordato come il suo governo abbia dovuto lottare per estendere una garanzia temporanea che impedisse allo Stato di perdere ulteriori risorse. Tuttavia, l’ultimo aggiornamento della GST, con i 5,5 miliardi extra destinati al Western Australia, ha riacceso lo scontro politico.

Nel frattempo, anche il premier del New South Wales, Chris Minns, è intervenuto nel dibattito proponendo un cambiamento radicale: passare a un sistema di distribuzione basato sulla popolazione, anziché sull’attuale modello che tiene conto della capacità fiscale e delle necessità dei singoli Stati. Una proposta che però non convince tutti: Malinauskas ha già espresso il suo disaccordo, segno che trovare un compromesso sarà tutt’altro che semplice.