BUENOS AIRES – Su una cosa sono tutti d’accordo. Al referendum del 22-23 marzo è importante votare. Per due motivi. Il primo è che non è previsto quorum: trattandosi di un referendum di revisione costituzionale (e non abrogativo) sarà valido indipendentemente dal numero dei votanti.  

Ma per gli italiani all’estero c’è una ragione in più.

“Fate sentire che ci siete, che partecipate alla vita politica del Paese”, dice Fabio Porta, deputato del Partito Democratico, eletto nella circoscrizione America del Sud. Alla quale fa capo anche il senatore Mario Borghese (Maie), che ribadisce il concetto: “È molto importante che i cittadini all’estero votino. Quella è la sfida principale, adesso che si sta parlando della cittadinanza. Poi ognuno voterà sì o no, a seconda delle sue convinzioni”.  

Le affinità, però, finiscono qui. Porta e Borghese sono i rappresentanti di due partiti schierati su fronti opposti. Per il Sì, il Maie; per il No, il Pd. E spiegano a Il Globo le ragioni delle loro posizioni.  

“Questa non è una riforma contro la Magistratura o la Costituzione – dice Borghese –. Anzi, è una riforma a favore della Magistratura, affinché la politica non sia più un fattore squilibrante”.  

ll riferimento è alle correnti all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm, l’organo di autogoverno dei giudici): il loro peso sarà fortemente ridotto con il sistema del sorteggio.  

“Per noi farà bene al Paese”, aggiunge. Secondo Borghese ci sarà più autonomia all’interno della Magistratura stessa, proprio grazie alla separazione delle carriere.

“Lo so che il fronte del No dice che la separazione già di fatto esiste – sottolinea – che attualmente solo l’1-2 per cento dei magistrati passa dal ruolo giudicante a quello inquirente e viceversa, ma è una possibilità che sulla carta perdura”.  

Non solo. “La separazione – continua – non sarà solo delle funzioni, ma di tutta la carriera, appunto, con due Csm distinti per pm e giudici e un nuovo organo, l’Alta Corte, per i provvedimenti disciplinari a carico dei magistrati”. Anche i suoi componenti saranno estratti a sorte, a garanzia dell’imparzialità, tra i magistrati, i docenti universitari di diritto e avvocati con almeno 20 anni di esercizio.  

Su una cosa insiste Borghese: “Non sarà un assalto alla Costituzione e nemmeno un tentativo del governo di controllare la magistratura, tanto più che anche vari politici del centro-sinistra si sono espressi per il Sì”. 

Sul fronte opposto, Fabio Porta ritiene che la riforma miri a indebolire l’indipendenza della Magistratura e concentrare più potere nell’Esecutivo. A suo giudizio, la riforma fa parte di un pacchetto di cambiamenti istituzionali promossi dal governo italiano che mirano ad alterare gli equilibri del sistema repubblicano.  

“Il governo di Giorgia Meloni – sostiene Porta – ha proposto tre grandi riforme: il premierato (non realizzato, ndr) che rafforza il potere dell’Esecutivo, l’autonomia differenziata, che può aumentare le disuguaglianze tra le regioni. E ora la riforma della giustizia”. 

Secondo il deputato, l’obiettivo di quest’ultima è subordinare la Magistratura al potere politico. “Ogni volta che il governo ha un problema, dà la colpa ai magistrati. Il vero obiettivo di questa riforma è mettere la magistratura e il Consiglio Superiore della Magistratura sotto il controllo del potere esecutivo”, afferma. 

Porta ha criticato i cambiamenti proposti per il Consiglio Superiore della Magistratura, in particolare il sorteggio dei componenti togati.  

“Il risultato sarebbe un organo più debole, con una parte designata dalla politica compatta e organizzata e un’altra parte frammentata”, avverte, senza però specificare che anche i componenti laici (avvocati e docenti di diritto) del Csm saranno sorteggiati.  

Il parlamentare ha inoltre criticato il fatto che una riforma costituzionale di questa portata sia stata approvata senza cercare un consenso con l’opposizione. 

“La Costituzione prevede che le riforme costituzionali vengano discusse e si tenti di approvarle con ampie maggioranze – accusa il deputato del Pd –. In questo caso il governo ha deciso di imporla senza accettare modifiche. 

Non mancano poi le stoccate agli avversari del Maie, partito che a suo parere sta conducendo una campagna molto aggressiva sui social network, come se questo referendum fosse una questione di vita o di morte. Mi sarebbe piaciuto vedere lo stesso impegno quando si discuteva la legge sulla cittadinanza”. 

Per Porta, una vittoria del “no” potrebbe diventare “il primo passo per costruire un’alternativa di governo”. Il primo rovescio politico per il governo Meloni, per aprire la strada a un’alternativa nelle prossime elezioni. La questione di vita o di morte, insomma, non riguarda solo il Maie.