ROMA – Il ministro della Giustizia Carlo Nordio parla pubblicamente per la prima volta dopo la netta vittoria del No al referendum sulla giustizia. “Questa è una riforma che porta il mio nome e me ne assumo quindi la responsabilità politica. Se vi sono stati dei difetti di comunicazione o impostazione sono stati anche i miei”, ha dichiarato a Sky Tg24.
Per Nordio, il risultato delle urne rappresenta innanzitutto una vittoria dell’Associazione nazionale magistrati. “Purtroppo, ora l’intervento della magistratura associata e sindacalizzata sarà quello di una forte pressione politica. Questo darà all’Anm un potere contrattuale che sarà aumentato e di cui farà i conti anche la sinistra perché prima o poi andranno anche loro al governo”, ha affermato il ministro, secondo cui l’Anm diventa infatti “un soggetto politico anomalo, che si contrappone ai governi”.
Interrogato sulla possibilità di ritorsioni da parte della magistratura verso i promotori della riforma, Nordio ha escluso categoricamente questa ipotesi. “Lo dico da ex magistrato che conosce i suoi colleghi: sarebbe sacrilego strumentalizzare l’enorme potere della magistratura per infierire sui vinti in questo momento. Questo lo escludo e direi che è una concezione quasi irrealistica”.
Il ministro ha poi commentato la campagna referendaria, ammettendo errori di comunicazione ma difendendosi da una delle accuse più ricorrenti. “È anche vero che la frase più contestata, quella sul cosiddetto sistema mafioso, non l’ho mai detta: è stata una citazione che ho fatto della dichiarazione di un pubblico ministero. È stata attribuita a me e da lì si è scatenata una serie di polemiche, tanto che neanche le smentite più forti sono riuscite ad arginare”.
Quanto ai rapporti con la presidente del Consiglio dopo il voto, Nordio ha spiegato di non essersi sentito con Giorgia Meloni, ma di essere perfettamente d’accordo sulla linea che ha esposto la premier. “Le sconfitte in politica si devono mettere in bilancio e si devono affrontare con serenità per continuare a lavorare”, ha concluso.
Ma se i decreti attuativi della riforma bocciata resteranno nel cassetto, sul tavolo del Guardasigilli rimangono comunque alcuni provvedimenti congelati nei mesi scorsi in attesa dell’esito referendario.
Innanzitutto, Nordio punta a un tavolo per uniformare le procure sui criteri dell’azione penale, con un disegno di legge già presentato in Commissione, e a riforme sul fronte del garantismo, a cominciare dalla limitazione della carcerazione preventiva.
Potrebbero inoltre ripartire l’iter della nuova legge sul sequestro degli smartphone e la riforma sulla prescrizione, rispettivamente arenate alla Camera e al Senato.