ROMA - Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto di indizione del referendum sulla riforma della giustizia, ma l’avvio ufficiale della campagna elettorale è accompagnato da un duro scontro politico e giuridico tra i comitati.
A innescare la miccia è il ricorso presentato al Tar del Lazio dal comitato promotore della raccolta di firme popolari, che chiede la sospensione della delibera del Consiglio dei ministri con cui è stata fissata la data della consultazione per il 22 e 23 marzo.
Una mossa annunciata, che ha immediatamente irrigidito la maggioranza e spinto il comitato Sì Separa (favorevole alla riforma) a intervenire a sua volta davanti al Tar, per opporsi alla richiesta di sospensiva. Il primo a essere informato dell’iniziativa giudiziaria è stato lo stesso capo dello Stato, destinatario di una lettera inviata dal comitato promotore.
Una comunicazione definita “doverosa e preventiva” dal portavoce Carlo Guglielmi, che precisa come non vi sia stata alcuna richiesta o sollecitazione nei confronti del Quirinale. Alla lettera è stato allegato anche il testo integrale del ricorso.
In serata è arrivata comunque la firma, una decisione che dal Colle non è mai stata in discussione, visto che il Presidente non è chiamato a esprimere valutazioni di costituzionalità su un atto amministrativo del governo.
Ed è proprio sulla scelta dell’esecutivo che lo scontro politico si fa più acceso. I promotori della raccolta firme - che ha sfiorato le 400mila sottoscrizioni - rivendicano il rispetto della prassi consolidata, secondo cui la data del referendum dovrebbe essere fissata al termine dei 90 giorni concessi ai cittadini per la raccolta delle firme. “Il governo ignora la Costituzione”, insistono.
Di diverso avviso l’esecutivo, che risponde di aver applicato in modo rigoroso la legge del 1970, fissando la consultazione entro 60 giorni dall’ordinanza della Cassazione sui quesiti presentati dai parlamentari.
Forza Italia va all’attacco: “Ulteriori raccolte non producono alcuna conseguenza, se non l’accesso ai rimborsi elettorali”, afferma il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri. Sulla stessa linea Enrico Costa: “Si ricorre per bloccare lo stesso referendum per cui si stanno raccogliendo le firme”.
Nel frattempo, l’Anm lancia il sito informativo per la campagna referendaria, mentre il M5S inaugura la mobilitazione con lo slogan “vota no al referendum salva-casta”. Il Pd non ha ancora avviato formalmente la campagna, ma ha annunciato di volersi schierare “a difesa della Costituzione e dell’equilibrio tra i poteri”.