ROMA - È scontro senza esclusione di colpi sul referendum sulla giustizia. I fronti del sì e del no si affrontano tra teatri, convegni e iniziative pubbliche, mentre i toni della campagna si fanno sempre più accesi.  

A sollevare una nuova polemica è stata una battuta del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, che a chi gli chiedeva cosa voterebbe Vladimir Putin al referendum, ha risposto: “In Russia non c’è la separazione delle carriere, quindi probabilmente voterebbe no”. Poco dopo ha precisato che si trattava di “una battuta in una chiacchierata informale con i cronisti”, ma le parole hanno innescato una dura reazione delle opposizioni. 

Dal palco del Teatro Moderno di Latina, la segretaria del Pd Elly Schlein ha attaccato: “Spiace che l’autorevole appello di Mattarella sia stato così poco ascoltato. Hanno detto che avrebbero abbassato i toni, ma oggi Fazzolari arriva a dire che Putin voterebbe no alla riforma. Alla faccia della non politicizzazione del referendum e dell’abbassamento dei toni”. E ha aggiunto, ricordando l’anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina: “Evidentemente non hanno molti argomenti”. 

Sulla stessa linea il capogruppo dem al Senato Francesco Boccia, che ha definito “vergognose” le dichiarazioni del sottosegretario.  

Il clima si è ulteriormente irrigidito dopo l’intervento del presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha invitato a restare nel merito della riforma, criticando gli “argomenti che creano confusione e falli di reazione che rendono più complicata la decisione dei cittadini”. Le opposizioni respingono però l’accusa: secondo Boccia il clima attuale “nasce da una precisa scelta politica” del centrodestra. 

Schlein ha parlato di “continua delegittimazione della magistratura” e ha definito la proposta “una riforma di potere che vuole assoggettare i magistrati al governo”. Accanto a lei, sul palco, lo scrittore ed ex magistrato Gianrico Carofiglio ha affermato che si tratta di “una riforma fatta da dilettanti allo sbaraglio, che mira a un sostanziale sovvertimento dell’equilibrio dei poteri”. 

Anche il presidente dell’Anm Cesare Parodi ha avvertito che, in caso di vittoria del sì, “ci sarà una democrazia diversa da quella che conosciamo”, mentre il leader del M5s Giuseppe Conte ha ribadito la difesa dell’“autonomia delle toghe” e ha parlato di rischio di “pieni poteri” all’esecutivo.