ROMA - Il referendum sulla giustizia è stato bocciato dagli italiani: con quasi tutte le sezioni scrutinate, i contrari alla riforma si attestano sul 53,74% mentre il Sì si è fermato al 46,26%, secondo i dati definitivi pubblicati sul sito Eligendo del Viminale. L’affluenza ha raggiunto il 58,9%, superando ampiamente le previsioni della vigilia del voto.
“Rispettiamo la decisione degli italiani, andiamo avanti con responsabilità”, ha commentato su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni., sottolineando che “la sovranità appartiene al popolo, e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza. Il governo ha fatto quello che aveva promesso, portare avanti una riforma della giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale”.
Anche il ministro della Giustizia e promotore della proposta, Carlo Nordio, ha detto di prendere “atto con rispetto della decisione del popolo sovrano. Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma”.
Duro il commento di Matteo Renzi, che attacca l’esecutivo: “Meloni perde di dieci punti, che fa? Fischietta? Io quando ho perso il referendum ho lasciato Palazzo Chigi e la segreteria del Pd, lei da che si dimette?”, ha detto il leader di Italia Viva.
Parole che trovano sponda in quelle di Giuseppe Conte, secondo cui il risultato “è un avviso di sfratto. I cittadini non intendono dare carta bianca al governo”.
Anche secondo Elly Schlein, segretaria del Pd, dalle urne “arriva un messaggio politico chiaro a Meloni e al governo, che ora devono riflettere, devono ascoltare il Paese e le vere priorità”. Secondo la leader dem, “il Paese chiede un’alternativa e noi abbiamo la responsabilità di organizzarla”.
Alle dichiarazioni della segretaria hanno fatto eco quelle del presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, che ha auspicato che il voto “faccia prendere atto alla destra italiana che la Costituzione va sempre rispettata”, chiedendo il ritiro della riforma sul premierato e della legge elettorale depositata in Parlamento.
Per il vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani, invece, “per l’attività di governo non cambia nulla: noi abbiamo unicamente chiesto un voto sul merito della riforma, non un voto sull’esecutivo. Il voto sul governo sarà l’anno prossimo alla scadenza della legislatura”, ha dichiarato.