LONDRA - L’epidemia di meningite nel Sud-Est dell’Inghilterra non si ferma: il bilancio dei contagi è salito a 29 casi, con 18 conferme di laboratorio, di cui 13 riconducibili al letale sierotipo B.
Mentre il numero dei decessi resta fermo a due, la famiglia di Juliette Kenny, la studentessa diciottenne scomparsa pochi giorni fa, ha rotto il silenzio chiedendo una campagna di vaccinazione di massa per tutti gli adolescenti e i giovani adulti.
La domanda di immunizzazione ha travolto le strutture sanitarie locali. L’Università del Kent è stata costretta a chiudere temporaneamente le file nel campus di Canterbury per eccesso di affluenza, ma il governo ha annunciato l’apertura di nuovi centri con orari flessibili.
Per contrastare la carenza di dosi sul mercato privato, il Servizio sanitario nazionale (Nhs) ha stanziato 20.000 dosi extra che verranno distribuite a circa 2.000 farmacie nelle prossime 48 ore. Ad oggi, nel solo Kent, sono stati somministrati oltre 8.500 cicli di antibiotici preventivi e 1.600 vaccini alle categorie più esposte.
Il caso britannico sta sollevando un forte dibattito anche in Italia. Il presidente della Società Italiana di Pediatria (Sip), Rino Agostiniani, ha definito il focolaio del Kent un “monito sull’importanza dei vaccini”, ricordando come la meningite B possa progredire in poche ore con esiti fatali o invalidanti.
Agostiniani ha evidenziato il paradosso delle due fasce più a rischio, rappresentate dai lattanti, vulnerabili per l’immaturità del sistema immunitario e per i quali in Italia il vaccino è gratuito nel primo anno, e dagli adolescenti. Questi ultimi risultano particolarmente esposti per la vita sociale e i contatti ravvicinati, nonostante l’offerta vaccinale in Italia vari drasticamente tra le diverse Regioni.
Gli esperti avvertono che il focolaio inglese è stato alimentato anche da sacche di suscettibilità causate dalla disinformazione. “Mettere in dubbio la sicurezza dei vaccini significa aumentare l’esposizione a malattie gravi ma prevenibili”, sottolinea la Sip, esortando i genitori a verificare lo stato vaccinale dei propri figli, poiché la protezione non deve esaurirsi nei primi anni di vita ma accompagnare l’intera crescita.