In un momento storico in cui l’idea del riscatto sembra essersi lentamente consumata, è possibile ancora scorgere azioni e attività capaci di rinvigorire il desiderio di battersi e di tutelare il prossimo.

Rena De Francesco, direttrice del Family Violence Command di Victoria Police, è stata di recente insignita della Public Service Medal per la sua instancabile attività operativa nel migliorare la risposta della forza pubblica alle aggressioni sessuali, agli abusi sui minori e alla violenza domestica, impegnandosi al contempo nel raggiungere una definitiva uguaglianza di genere nel suo settore. 

“È un privilegio incredibile essere riconosciuti per il lavoro svolto negli anni e a cui tengo davvero molto – mi dice emozionata durante la nostra intervista –. È una grande opportunità lavorare in un’organizzazione tanto progressiva e dedita a proteggere le vittime del nostro Stato, punire e perseguire i trasgressori. È un riconoscimento speciale”.

I successi di De Francesco includono il coordimento dell’istituzione di ventisette Sexual Offence and Child Abuse Investigation Teams, che oggi vantano oltre 500 detective in tutto lo Stato, e i primi centri multidisciplinari che vedono polizia, agenzie partner e servizi di supporto impegnarsi all’unisono per fornire una risposta più olistica incentrata sulla vittima. 

“Siamo testimoni di cambiamenti significativi negli ultimi vent’anni. Nell’area di assistenza in cui sono coinvolta in prima persona stiamo sviluppando una risposta specialistica ai reati sessuali e agli abusi sui minori, il che significa che, a seguito della denuncia, le vittime potranno dialogare e lavorare direttamente con uno dei nostri team impegnati nelle indagini. Siamo i primi a farlo nel Paese”, spiega la direttrice.

Dipendente di Victoria Police da ormai diciassette anni, De Francesco è stata anche tra i fondatori dell’ex Gender Equality and Inclusion Command dove ha guidato lo sviluppo di una strategia decennale per raggiungere l’uguaglianza di genere nella forza pubblica, primo esempio assoluto per un’agenzia di polizia in Australia.

“Sono stata sempre particolarmente incoraggiata da mia madre a perseguire una carriera che mi appassionasse davvero e, fin da ragazza, sono sempre stata motivata a sfidare stereotipi e discriminazioni di genere”, racconta.

Figlia di migranti italiani in Australia – entrambi originari di due piccoli paesi in provincia di Reggio Calabria, suo padre di Messignadi e sua madre di Terranova Sappo Minulio –, De Francesco ha vissuto, attraverso lo sguardo dei suoi genitori, l’esperienza della separazione, l’incredibile instabilità del processo di adattamento a una nuova terra, lo scontro inevitabile con una realtà a volte amara e la crudeltà di chi non vuole aprirsi al nuovo.

“Sono cresciuta in una famiglia decisamente legata alle tradizioni italiane. Abitavamo con i miei nonni, trascorrevo tantissimo tempo con la famiglia più estesa. Ci riunivamo per il pranzo della domenica. Insomma, facevano parte della mia vita quotidiana”, racconta.

Guidato da una forte nostalgia e dal desiderio di far ritorno alle sue radici, suo padre ha tentato, ben due volte, di ristabilirsi in Calabria.

“La prima volta, ci siamo stati per un anno e ho frequentato la prima elementare. La seconda volta, ho frequentato il primo anno della scuola superiore – continua De Francesco –. Terranova aveva circa 400 abitanti, un paradiso per un bambino. Avevo molta libertà: potevo andare in bici senza preoccupazioni e trascorrere molto tempo con gli amici, ma non sono mai riuscita a integrarmi a scuola. I ragazzi mi trattavano diversamente e gli insegnanti non mi capivano. E poi, il sistema educativo era così diverso. Non mi è piaciuto quell’anno ed ero felice di poter tornare a Melbourne. [Durante quegli anni in Italia] ho avuto uno spiraglio delle discriminazioni subite dai migranti italiani in Australia”.

“Alla fine, mio ​​padre aveva la sua famiglia in Victoria – mio nonno era emigrato per primo e poi negli anni ’50 è stato raggiunto da mia nonna e dai figli –, ed era molto legato ai suoi genitori, quindi credo che sia prevalso il senso di attaccamento alle sue radici, anche se lontano fisicamente dal territorio d’origine. E ne sono davvero grata, altrimenti non avrei avuto le stesse opportunità che mi sono capitate nel corso della mia vita”.

Il mondo di Rena De Francesco ha cominciato a espandersi con gli anni universitari dove ha potuto imbattersi con la diversità e il femminismo. Trascinata dal suo forte senso di giustizia sociale, ha intrapreso gli studi in Criminologia e Politica alla University of Melbourne.

Il primo impiego presso il dipartimento del Gabinetto dell’allora premier del Victoria, Steve Bracks, come speechwriter, e nell’ufficio dedicato alle Politiche femminili. Poi, la felice collaborazione con Victoria Police negli anni in cui Christine Nixon stringeva il ruolo di chief commissioner, donna incredibilmente progressista.

“Mi sento molto fortunata ad aver avuto leader così forti e capaci che mi hanno realmente”, afferma.

Il ruolo di direttrice del Family Violence Command di Victoria Police è certamente “estenuante” ma è guidato prima di tutto da una corsa verso la giustizia sociale, nata “quando da ragazza notava come le donne della sua famiglia non avessero le stesse opportunità degli uomini” e perpetuata dal desiderio di voler cambiare il mondo anche per i suoi due figli – di tredici e undici anni.

“Mi ci sono voluti molti anni per imparare a staccare un po’ dal lavoro quando ero con la mia famiglia; era un pensiero continuo. Quando ho avuto i miei figli, ho dovuto davvero imparare a farlo. Corro per passione, ascolto musica: cerco di godermi il tempo libero con i miei cari. Non ci riesco sempre ma sto migliroando. Oggi aiuta la possibilità di collaborare con due colleghe validissime, l’assistant commissioner Lauren Callaway e  la direttrice Claire Waterman con cui condivido il ruolo esecutivo – spiega –. Non mi fermo perché vorrei fortemente ridurre la violenza contro donne e bambini, e vorrei che i miei figli crescano in un mondo in cui sentirsi al sicuro, in cui possano essere se stessi e trattare gli altri sempre con rispetto”.

Negli ultimi vent’anni, De Francesco ha fortunatamente assistito a “un aumento significativo nella comprensione della violenza contro donne e bambini da parte della comunità, oltre a una maggiore assunzione di responsabilità”.

“Continuiamo a sviluppare capacità e competenze in tutte le agenzie per fare passi in avanti”.