CANBERRA - Il documento, intitolato “Social insecurity: Cohesion, outrage economics and national resilience in Australia”, parla di un momento di “resa dei conti nazionale”.
Secondo gli autori, il direttore dei programmi di sicurezza nazionale John Coyne e il direttore esecutivo Justin Bassi, la leadership pubblica è oggi più cruciale che mai. Il rapporto viene pubblicato mentre il governo Albanese si trova a gestire una fase politica complessa, segnata dagli attacchi del 7 ottobre in Israele, dall’attentato di Bondi Beach e dalle ripercussioni del conflitto in Medio Oriente.
Negli ultimi mesi, in diverse manifestazioni in Australia sono comparsi simboli e slogan controversi: bandiere legate a organizzazioni terroristiche, cori come “Death to the IDF” e tributi alla guida suprema iraniana Ali Khamenei. Episodi che, secondo ASPI, hanno alimentato polarizzazione e tensioni.
Il rapporto sottolinea che il diritto alla protesta è parte integrante della democrazia, ma distingue nettamente tra dissenso legittimo e promozione della violenza. “È legittimo manifestare pacificamente per la fine della guerra a Gaza e criticare le politiche di qualsiasi governo - si legge -. Non è legittimo incitare alla violenza, promuovere organizzazioni terroristiche o utilizzare slogan che invocano la morte”.
Gli esperti osservano che segnali pubblici chiari da parte di rappresentanti eletti e leader comunitari avrebbero un peso rilevante. Citano, ad esempio, la possibilità di prendere le distanze in modo visibile da simboli o cori inneggianti alla violenza durante le manifestazioni, per affermare che la protesta è lecita ma l’intimidazione no.
Il documento richiama anche episodi che hanno coinvolto esponenti politici presenti a cortei dove erano esposti ritratti di Khamenei, poi dichiaratisi ignari della loro presenza. In altre proteste, come quella sul Sydney Harbour Bridge nel 2025, sono apparse bandiere e cartelli con messaggi estremi.
ASPI invita a rafforzare la capacità della società di sostenere posizioni complesse senza scivolare in contrapposizioni assolute. “Una democrazia deve essere in grado di condannare il terrorismo, criticare l’operato degli Stati, promuovere il dibattito politico e proteggere le minoranze allo stesso tempo”.
Tra le raccomandazioni figura la creazione di una figura dedicata alla comunicazione sui principi nazionali all’interno del Dipartimento del primo ministro e del gabinetto di governo, oltre a un patto bipartisan contro la violenza politica. L’obiettivo, secondo gli autori, è evitare che le tensioni globali si traducano in fratture permanenti nel tessuto sociale australiano.