RIAD - Si alza drammaticamente il livello di scontro nel Golfo. Almeno tre cittadini sauditi, tra cui un pilota di linea della compagnia di bandiera Saudia Airlines, sono stati uccisi e diversi residenti stranieri sono rimasti feriti a seguito di una doppia offensiva missilistica condotta dai ribelli Houthi contro l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad. Secondo quanto reso noto in un comunicato dall’Autorità generale dell’aviazione civile saudita e rilanciato dall’emittente al-Arabiya, il primo attacco ha preso di mira le infrastrutture dello scalo, mentre il secondo ha colpito direttamente un aereo della Saudia Airlines fermo in pista, a bordo del quale non vi erano passeggeri. La compagnia aerea ha poi confermato la morte del comandante del velivolo, Hamoud Ali al-Kalthami, esprimendo “profondo dolore” e “sentite condoglianze” per la scomparsa del proprio dipendente.
L’impatto dei raid ha scosso l’intera capitale saudita, dove il rimbombo delle esplosioni ha costretto i diplomatici di stanza in città a ripararsi sul posto e le scuole internazionali ad attivare le procedure di emergenza. L’agenzia di protezione civile del regno ha inoltre segnalato che i detriti caduti a seguito delle intercettazioni della difesa aerea hanno danneggiato un asilo e un complesso medico a Riad, senza tuttavia fornire dettagli su eventuali vittime o sull’entità dei danni materiali.
Nonostante le autorità abbiano comunicato che il traffico aereo è successivamente tornato alla normalità, numerosi voli sono stati ritardati o cancellati e lo scalo ha invitato i viaggiatori a verificare lo stato delle partenze prima di mettersi in viaggio. L’episodio segue di soli due giorni un altro attacco sferrato dagli Houthi contro gli aeroporti di Riad e Abha, nel sud del Paese, costato la vita a tre cittadini di nazionalità straniera, segnando una rara ammissione da parte saudita di colpi andati a segno su obiettivi civili.
In risposta al peggioramento della sicurezza, il Pakistan è sceso in campo al fianco della monarchia del Golfo. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha condannato fermamente l’azione dei ribelli yemeniti, dichiarando su X che Islamabad intende rispettare l’Accordo di Difesa della Mecca per tutelare la sovranità e l’integrità territoriale dell’Arabia Saudita. Il portavoce del ministero degli Esteri pakistano, Sajjad Haider Khan, ha poi annunciato l’avvenuto dispiegamento a Riad di un numero “consistente” di militari e risorse difensive, precisando che il personale inviato non attraverserà i confini per condurre attacchi sul suolo yemenita, ma rimarrà strettamente impegnato nella difesa del territorio saudita.
Sul fronte diplomatico, l’Unione Europea ha fatto sapere che il vertice tra i leader dei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo e i vertici dell’Ue (con la presenza prevista dei presidenti António Costa e Ursula von der Leyen) resta per ora confermato a Riad per il prossimo 24 ottobre. Fonti di Bruxelles spiegano che i preparativi proseguono, anche se lo svolgimento effettivo del summit rimarrà legato all’evoluzione delle condizioni di sicurezza nella capitale.
L’escalation giunge mentre il movimento Ansar Allah intensifica la pressione economica sul regno, avvertendo i lavoratori di evacuare gli impianti petroliferi sauditi dopo aver già colpito una grande raffineria a sud di Riad. Nonostante la controffensiva lanciata dalle forze governative yemenite e dalla coalizione a guida saudita lungo la costa del Mar Rosso e vicino allo stretto strategico di Bab el-Mandeb (dove il governo di Aden rivendica di aver respinto i ribelli dalla città portuale di Mocha), la leadership Houthi sostiene di mantenere saldo il controllo dei territori conquistati a partire dal 2014, inclusa la capitale Sana’a. Sul campo, fonti militari di entrambe le parti non segnalano mutamenti sostanziali della linea del fronte.
A pagare il prezzo più alto della ripresa delle ostilità resta la popolazione civile yemenita. Secondo i dati delle Nazioni Unite, da luglio ad oggi oltre 200.000 persone sono state costrette a sfollare. La morsa si fa sentire in particolare a Taiz, città nell’ovest del Paese sotto il controllo governativo ma da tempo assediata dagli Houthi, che ne bloccano le principali vie di rifornimento verso la capitale provvisoria di Aden.