PIETRACATELLA - Nuovi interrogatori e nuove smentite nell’inchiesta sul duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, morte nei giorni a ridosso del Natale scorso, dopo essere state avvelenate, secondo l’ipotesi investigativa, con la ricina.
Gli investigatori continuano a lavorare per ricostruire quanto accaduto nel paese molisano, da mesi al centro delle indagini e oggi in Questura sono state sentite due donne, parenti di una coppia del posto legata da rapporti di amicizia con la famiglia Di Vita.
Mentre la Squadra Mobile raccoglieva le nuove deposizioni, su alcuni media sono circolate indiscrezioni su una possibile svolta legata al Web, secondo le quali sarebbe stato individuato l’indirizzo Ip di un computer collegato nell’area di Pietracatella, dal quale sarebbe stata effettuata una ricerca online su come realizzare ricina in polvere.
La notizia è stata però smentita nel giro di pochi minuti, quando la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, e il capo della Squadra Mobile, Marco Graziano, hanno inviato messaggi ai giornalisti negando la circostanza. “Non abbiamo notizie in tal senso”, hanno chiarito.
In serata sono emersi anche nuovi dettagli sulle perquisizioni effettuate due giorni fa a Pietracatella e Campobasso, negli studi di lavoro di Gianni Di Vita e nella sua nuova abitazione in paese. Secondo quanto riferito dal Tg1, gli agenti hanno prelevato diversi oggetti, tra cui la borsa di Antonella, con fotografie delle figlie e appunti di lavoro, il romanzo dello scrittore molisano Giose Rimanelli Tiro al piccione (pubblicato nel 1961 da Einaudi, la cui trama non ha nulla a che vedere con la vicenda), un cellulare e una chiavetta usb.
Restano attesi, intanto, i risultati degli accertamenti in corso al Robert Koch Institute di Berlino. Dalla Germania dovrebbero arrivare risposte considerate decisive sull’eventuale presenza di ricina sui reperti e sugli alimenti sequestrati nella casa di Pietracatella.
Nei prossimi giorni sono previsti altri interrogatori in Questura e non si escludono nuove perquisizioni. A nove mesi dal duplice omicidio, l’inchiesta resta senza iscritti nel registro degli indagati. Nel primo filone, aperto per omicidio colposo dopo la morte delle due donne in seguito ai ricoveri in ospedale, risultano invece indagati cinque medici.