CANBERRA - La maggior parte delle cosiddette “spose dell’ISIS” australiane e dei loro figli potrebbe essere ricollocata in Victoria, secondo fonti vicine alle autorità.

Il gruppo, composto da 11 donne e 23 minori al momento fermo nei campi nel nord della Siria, starebbe pianificando il rientro nei prossimi giorni, mentre cresce la pressione politica sulla gestione e sulla trasparenza del dossier.

Il premier del New South Wales Chris Minns ha dichiarato che circa un terzo del gruppo sarebbe destinato al suo Stato. Fonti citate dalla stampa indicano che la maggioranza restante verrebbe invece sistemata nel Victoria. Il governo Allan non ha chiarito quanti arrivi siano previsti né quali misure di sicurezza verrebbero adottate, limitandosi a ricordare che “la valutazione delle richieste di documenti di viaggio per cittadini australiani provenienti da zone di conflitto è gestita caso per caso dal Commonwealth”.

Il primo ministro Anthony Albanese ha ribadito che il governo federale non sta facilitando il rientro. “Non stiamo rimpatriando persone e non stiamo fornendo assistenza”, ha dichiarato. Una delle donne è stata raggiuna da un ordine di esclusione temporanea che le impedisce di tornare per due anni. Le altre, in quanto cittadine australiane, possono richiedere documenti di viaggio.

Il tema si intreccia con il dibattito sulla sicurezza nazionale. Alcuni esperti sollecitano strumenti più incisivi per bloccare il rientro dei soggetti ritenuti ad alto rischio. Il senatore dei Nazionali Matt Canavan ha accusato il governo di opacità, sostenendo che l’opinione pubblica abbia diritto a maggiori informazioni. “Gli australiani hanno un interesse legittimo a sapere cosa sta accadendo”, ha affermato.

Il ministro ombra degli Interni Jonno Duniam ha offerto collaborazione per rafforzare la normativa, pur riconoscendo che alcuni elementi legati all’intelligence non possano essere divulgati. “Più informazioni vengono messe agli atti pubblici, meglio è”, ha detto.

La questione resta politicamente sensibile, anche alla luce delle recenti tensioni sulla sicurezza interna. Per ora, Canberra insiste sulla gestione individuale dei casi, mentre il governo del Victoria si prepara a rispondere a interrogativi su accoglienza, controlli e integrazione.