ROMA - Il centrodestra intende modificare la legge elettorale con un testo in chiave “anti-pareggio”, per evitare lo scenario di un equilibrio perfetto tra coalizioni che renderebbe difficile la governabilità.  

A evidenziare il problema è Alberto Balboni di Fratelli d’Italia, presidente della commissione Affari costituzionali del Senato: se l’attuale Rosatellum non verrà cambiato, “al Senato ci sarà un pareggio. Dobbiamo garantire un limitato premio di maggioranza a chi vince, chi si oppone vuole la palude”. 

Proprio sul premio di maggioranza potrebbero arrivare i principali aggiustamenti. Si ragiona, ad esempio, sulla possibilità che venga assegnato in modo diverso rispetto al listino di 70 deputati previsto al momento, una modifica che potrebbe non dispiacere alla Lega.

Modifiche sul premio, giudicato troppo ampio, vengono chieste come precondizione anche a sinistra, prima di valutare una qualsiasi apertura al dialogo. 

La formula del ballottaggio incontra i dubbi di Forza Italia e Lega, mentre FdI ha da sempre chiesto l’introduzione delle preferenze per ridurre il peso delle liste bloccate.  

Su questi tre punti si è soffermato anche il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso, richiamando le sentenze del 2014 e del 2017 sulle leggi elettorali. In quelle occasioni, ha ricordato, “sono stati affermati dei principi che riguardano sia il premio di maggioranza, sia l’eventuale ballottaggio, sia le candidature e liste bloccate”. 

Il monito è chiaro: “Ci sono dei principi che la Corte ha affermato e che, quindi, non potranno non costituire riferimento per la valutazione di una nuova legge elettorale”. Sui profili di costituzionalità del testo, in ogni caso, il centrodestra è al lavoro da tempo. 

L’obiettivo politico, però, è definito. E da Palazzo Chigi si ribadisce che le elezioni per la prossima legislatura - che eleggerà il nuovo presidente della Repubblica - non possono chiudersi con un pareggio, scenario che aprirebbe a governi poco stabili.  

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha quindi avvisato i partner di maggioranza: ci sono i numeri per approvare la riforma e non saranno tollerati passi falsi, altrimenti si andrà a votare in anticipo. 

Nel frattempo, la prossima seduta della commissione Affari costituzionali della Camera è fissata per giovedì con votazioni in programma.  

Il centrodestra intende allargare la discussione anche alle norme per il voto degli italiani all’estero, un bacino elettorale il cui peso potrebbe rivelarsi determinante in caso di risultato sul filo.  

L’obiettivo è superare il sistema postale a favore di una votazione in presenza nei consolati. Le opposizioni hanno già parlato di “forzatura” e “trucchetti”, mentre il presidente della commissione di Montecitorio, Nazario Pagano, garantisce che non c’è alcuna blindatura: “Si parte dal testo della maggioranza ma si può discutere di preferenze, entità del premio e soglia di scatto”. 

L’iter prevede l’ok della Camera entro l’estate e il via libera definitivo al Senato entro l’anno. Balboni ha concluso con un avvertimento al centrosinistra: “Qualora dovesse prevalere ancora una volta il partito del no a prescindere dal merito, le forze più responsabili presenti in Parlamento dovranno assumersi l’iniziativa per portare a termine la riforma”.