PERUGIA – A nove anni dalla tragedia dell’hotel Rigopiano, travolto da una valanga il 18 gennaio 2017 con 29 vittime, la Corte d’Appello di Perugia ha emesso la sentenza nel processo bis di secondo grado, disposto dalla Cassazione: tre condanne, cinque assoluzioni e due prescrizioni, dopo oltre otto ore di camera di consiglio.
Condannati a due anni gli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci. Assolti l’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, l’ex tecnico comunale Enrico Colangeli e i dirigenti regionali Carlo Giovani, Sabatino Belmaggio ed Emidio Primavera. Prescrizione per gli ex dirigenti della Provincia di Pescara Mauro Di Blasio e Paolo D’Incecco.
Momenti di tensione al termine della lettura del dispositivo. L’avvocato di Lacchetta, Cristiana Valentini, è scoppiata in lacrime per l’assoluzione. La madre di una delle vittime, Stefano Feniello, ha reagito urlando: “Si piange per la morte di un figlio non per un’assoluzione”.
Il procuratore generale Paolo Barlucchi ha parlato di una sentenza “per certi aspetti storica”, sostenendo che “per la prima volta si riconosce l’inerzia e la responsabilità di una pubblica amministrazione per una tragedia”, pur definendolo un riconoscimento parziale.
Il processo bis era stato disposto dalla Cassazione il 3 dicembre 2024, quando la Suprema Corte, affermando che “prevedere e prevenire il disastro era dovuto”, aveva annullato con rinvio le assoluzioni di sei dirigenti regionali e disposto un nuovo giudizio anche per l’ex sindaco Lacchetta, il tecnico Colangeli e i due funzionari della Provincia, per rivalutare le accuse di omicidio e lesioni colpose plurime.
Il percorso giudiziario si era aperto con la sentenza del Tribunale di Pescara del 23 febbraio 2023, che aveva pronunciato cinque condanne e 25 assoluzioni. In secondo grado, il 14 febbraio 2024, la Corte d’Appello dell’Aquila aveva riformato in parte il verdetto, condannando tra gli altri l’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo e il suo capo di gabinetto Leonardo Bianco. Le loro condanne sono poi diventate definitive in Cassazione, insieme a quelle del gestore dell’albergo Bruno Di Tommaso e del geometra Giuseppe Gatto per falso ideologico.