BRISBANE - L’arresto di Ben Roberts-Smith per presunti crimini di guerra ha aperto un fronte politico e mediatico, con critiche esplicite sui costi e sulla gestione dell’indagine.

Tra le voci più prominenti c’è quella di Gina Rinehart, che ha messo in discussione l’utilità di un’inchiesta durata anni e costata oltre 300 milioni di dollari.

La miliardaria del settore minerario ha dichiarato di non comprendere come si possa giustificare una spesa di questa entità per portare a procedimento penale ex membri delle forze speciali. Roberts-Smith, il soldato più decorato d’Australia ancora in vita, è stato arrestato ieri a Sydney e accusato di cinque capi di imputazione per omicidio legati a operazioni in Afghanistan tra il 2009 e il 2012. Ha sempre respinto ogni accusa.

Rinehart ha collegato il tema anche alla situazione delle forze armate, sostenendo che morale e reclutamento siano già in difficoltà. Secondo la sua posizione, le risorse pubbliche sarebbero state meglio impiegate nel rafforzamento della sicurezza nazionale e nella lotta al terrorismo.

Alle sue parole si sono aggiunte quelle di altri esponenti politici. La leader di One Nation Pauline Hanson ha ribadito il proprio sostegno a Roberts-Smith, criticando modalità e tempistiche dell’arresto e sottolineando l’impatto personale sulla famiglia. Anche l’ex primo ministro Tony Abbott ha espresso “simpatia istintiva”, ponendo interrogativi sul perché eventuali comportamenti illeciti non siano stati individuati e affrontati già durante il servizio attivo.

Le critiche si concentrano su due aspetti: la durata dell’indagine e il suo costo. Secondo i dati citati dagli stessi sostenitori dell’ex militare, l’inchiesta avrebbe richiesto circa un decennio di lavoro e ingenti risorse pubbliche. Tuttavia, gli inquirenti sottolineano le difficoltà oggettive del caso.

Il direttore delle indagini dell’Office of the Special Investigator, Ross Barnett, ha evidenziato che i presunti reati sono avvenuti a migliaia di chilometri di distanza, in un contesto di guerra, senza accesso diretto alle scene del crimine né a elementi forensi come autopsie. Fattori che hanno inevitabilmente rallentato la raccolta delle prove.

Il procedimento ora entra nella fase giudiziaria, dove le accuse dovranno essere dimostrate oltre ogni ragionevole dubbio. Parallelamente, il dibattito pubblico resta aperto: da un lato la necessità di accertare eventuali responsabilità, dall’altro le implicazioni politiche e simboliche legate al trattamento dei veterani.

Il caso Roberts-Smith si conferma così non solo una questione legale, ma anche un banco di prova per il rapporto tra giustizia, forze armate e opinione pubblica in Australia.