Sembra strano parlare di politica interna mentre il mondo sta vivendo uno dei momenti più drammatici di sempre, tra bombardamenti e morti, droni e missili lanciati un po’ dovunque, mercati a picco e rischi di un nuovo blocco delle catene di approvvigionamento. Il ministro del Tesoro, Jim Chalmers, ha già messo le mani in avanti, preparandoci alle conseguenze che potrebbero arrivare in seguito al conflitto in corso: nuove pressioni sull’inflazione, instabilità finanziaria, impennata dei prezzi delle polizze assicurative, dei carburanti e del gas. Meno pronto ad entrare in azione, su questo nuovo e devastante fronte di ‘guerra’, il nuovo leader dell’opposizione Angus Taylor, che ha preferito mantenere l’attenzione – almeno a livello parlamentare - prima focalizzata su One Nation e dintorni, e poi sull’economia.    

Solo un’assicurazione, seppur importante, ieri, di un appoggio garantito al governo per qualsiasi operazione d’emergenza per far rientrare i cittadini australiani bloccati nei Paesi del Golfo, ma per il resto nessuna distrazione, con massima attenzione riservata ai temi di casa. Specie dopo il colpo basso sferrato, a sorpresa, dal Primo ministro. Era troppo appetitosa l’occasione per non approfittarne. Anthony Albanese non ha resistito e ha fatto quello che i liberali non hanno avuto il coraggio di fare: ha presentato, in Parlamento, la revisione elettorale che i liberali avevano affidato a due ex di peso come Pru Goward e Nick Minchin, ma che poi avevano deciso di non rendere nota. 

Il capo di governo, con una copia del rapporto in mano, ha attaccato il leader dell’opposizione per avere cercato di tenere nascosto il documento che, alla fine, ufficializza un po’ tutto quello che già si sapeva sulla sconfitta record subita dai liberali lo scorso maggio (servizio a pagina 11). L’ex leader Peter Dutton è, ovviamente, l’imputato numero uno per avere condotto in prima persona, ignorando il lavoro di preparazione in varie aree svolto dai colleghi, una campagna percepita come incoerente. Per lui anche l’handicap di partenza di una ben nota e provata scarsa popolarità. 

“Peter Dutton è stato spesso paragonato al presidente [Donald] Trump, nelle parole poco lusinghiere di un candidato, ‘Temu Trump’”, si afferma nella revisione liberale, aggiungendo che il “fattore Trump” ha ampiamente danneggiato le prospettive elettorali della Coalizione.

Altre raccomandazioni (17 in tutto) includevano l’invito ad affrontare “a viso aperto” il movimento teal, a condurre revisioni delle segreterie federali e statali e ad affrontare il crollo del voto femminile sia assumendo donne in posizioni di rilievo nell’unità nazionale della campagna sia collaborando con organizzazioni femminili con interessi politici condivisi.

Non proprio rivelazioni sorprendenti come quella poi, davanti agli occhi di tutti e più volte sottolineata da ogni commentatore politico, del ‘matematico’ problema per la Coalizione di poter contare sui voti preferenziali, che continuano ad andare a gonfiare il bottino elettorale dei laburisti. Anche il partito di Albanese, infatti, non raccoglie un numero soddisfacente di consensi diretti, ma tramite le preferenze, alle ultime elezioni, si è ritrovato con un numero record di seggi.

E qui entra in gioco One Nation, che sta conoscendo un momento di popolarità senza precedenti, che sarà messa alla prova nell’imminente doppio test alle urne: una doppia prova che permetterà di valutare un po’ meglio la tenuta di questa impennata di consensi (per ora solo virtuali) del partito di Pauline Hanson. I sondaggi sono quanto mai generosi nei confronti della formazione populista: negli ultimi rilevamenti Newspoll, la quota di sostegno diretto è rimasta al 27 per cento. Un valore sempre superiore a quello della Coalizione, ma nessuna ulteriore ascesa che, per molti, potrebbe significare che - grazie al cambio al vertice in casa liberale - la squadra Hanson potrebbe avere raggiunto il suo punto massimo di popolarità, con prossimo inizio di una inevitabile discesa verso una normalizzazione a ‘destra’, ma il mantenimento di una sicura importanza per quanto riguarda il fattore preferenze sia a suo favore, sia a favore degli altri partiti. Per questo occhi puntati sul South Australia, che si sta velocemente avvicinando alle urne, ma soprattutto, in un quadro federale post-Ley, sulle Suppletive per il seggio di Farrer, che potrebbero diventare oltre che un test per il futuro dei liberali, uno, ancora più importante, per il futuro elettorale di One Nation. 

Provino insomma nelle Statali, che i laburisti sono destinati a stravincere nel South Australia: se, partendo da un livello di popolarità da secondo posto, One Nation non riuscirà a conquistare  qualche seggio, magari nelle aree regionali, significherà che il momento favorevole sta velocemente passando e che il sistema preferenziale obbligatorio, che regola le elezioni australiane, è un ostacolo tecnico quasi insormontabile per qualsiasi formazione che non sappia elaborare un preciso piano di scambio di secondi e susseguenti voti. 

Test preliminare quindi fra un paio di settimane (nel SA si vota il 21marzo) poi, a fine aprile o a maggio, il vero banco di prova nel collegio di Farrer, detenuto da sempre dai nazionali o dai liberali. Lo scorso anno Sussan Ley aveva subito uno spostamento di voti, in negativo, del nove per cento, ma aveva comodamente difeso il seggio dall’assalto dell’indipendente, allineata ‘teal’, Michelle Milthorpe, grazie alle preferenze.  

Il collegio in questione, potrebbe ridisegnare il quadro politico nazionale, dato che confina con il seggio di Indi che, dopo essere stato per anni una roccaforte liberale, è passato, nel 2013, nelle mani dell’indipendente Cathy McGowan e poi, con continuità programmatica, in quelle di Helen Haines. Stessa piattaforma politica di quella che è ormai vista come l’alternativa regionale della ‘cordata teal’: ‘l’Orange Army’ sta, infatti, ampliando il suo raggio di azione, puntando su seggi liberali o nazionali nelle aree extraurbane, offrendo un’alternativa più moderna e personalizzata, con candidati di provata qualità professionale. 

Preferenze quindi sempre più importanti, anche in virtù di un’altra lettura dei sondaggi che indicano che il voto per i partiti del blocco di ‘centro-destra’, formato da liberali, nazionali, One Nation e altre formazioni minori è salito al 47% rispetto al 37,2% dello scorso maggio, mentre la ‘coalizione’ laburisti-verdi è scesa dal 46,8 al 43%. Tra questi numeri di consensi diretti si inserisce l’opzione ‘orange-teal’, oltre che i sicuri candidati di Family First, People First, Shooters-Fishers and Farmers e, forse, anche di Clive Palmer, che sta finalizzando l’ennesima registrazione di un suo partito. A Farrer la lista dei concorrenti potrebbe superare quota 12 o 13, complicando non poco la difesa del seggio da parte dei liberali senza un attento piano di accordi per la spartizione dei voti preferenziali. 

Regalo d’addio con fiocchi, dunque, quello lasciato da Sussan Ley al suo partito e al nuovo leader Angus Taylor, in un collegio demograficamente sempre più giovane e meno rurale, con un crescente numero di dipendenti pubblici (con tendenza al voto ‘progressista’), frutto del piano di decentralizzazione fortemente sostenuto a suo tempo dai nazionali e dall’ex leader Barnaby Jones, oggi numero due di One Nation. I diritti sull’acqua e l’ammodernamento dell’ospedale di Albury sembrano essere le principali preoccupazioni degli elettori di Farrer, oltre ovviamente al tema-clou nell’intero Paese, del costo della vita.

Test quindi di grande interesse nazionale, con una considerazione di partenza che qualche paura per l’opposizione la crea: a meno che il voto combinato liberal-nazionale non riesca a restare davanti a One Nation, il candidato liberale - chiunque esso sia - non sarà nemmeno in gara. 

Uno scenario possibilissimo che diventa, allo stesso tempo, una sfida anche per Pauline Hanson, chiamata a dimostrare che il sostegno nei sondaggi può passare da un segnale di rabbia e protesta, alla concretezza di qualche seggio. Con l’intrigante possibilità che, invece, dallo scontro tra liberali, nazionali e One Nation esca la nuova realtà dell’onda ‘orange-teal’ che, dopo Wodonga, travolga anche Albury, creando di fatto un’enorme ed importante doppio collegio ‘indipendente’, Indi-Farrer.