DUBAI - La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran entra in una fase ancora più pericolosa, con attacchi diretti alle infrastrutture energetiche del Golfo e un immediato impatto sui mercati globali.

Nella notte, il gigantesco giacimento di gas Pars in Iran è stato colpito, in quello che rappresenta uno dei più gravi sviluppi dall’inizio del conflitto. Il sito è parte del più grande deposito di gas naturale al mondo, condiviso con il Qatar, e la sua vulnerabilità apre scenari delicati per l’intero sistema energetico internazionale.

La risposta di Teheran è stata immediata. Missili iraniani hanno colpito la città industriale di Ras Laffan nel Qatar, uno dei principali hub energetici della regione. La compagnia statale QatarEnergy ha parlato di “danni estesi”, senza fornire dettagli precisi sull’impatto operativo.

Parallelamente, l’Arabia Saudita ha dichiarato di aver intercettato quattro missili balistici diretti verso Riyadh e di aver neutralizzato un attacco con droni contro un impianto di gas nell’est del Paese. L’estensione geografica degli attacchi indica un allargamento del conflitto a più fronti nel Golfo.

Le conseguenze economiche sono state immediate. Il prezzo del Brent è salito di circa il 5%, superando i 108 dollari al barile, mentre i mercati azionari hanno registrato cali diffusi. Negli Stati Uniti, il prezzo della nafta ha superato i 5 dollari al gallone, riaccendendo timori su inflazione e costo della vita.

Il conflitto sta già interrompendo le rotte energetiche più importanti al mondo e ora minaccia direttamente le infrastrutture di produzione. Un’eventuale compromissione duratura di questi impianti potrebbe avere effetti prolungati su forniture e prezzi.

A Washington, la direttrice dell’intelligence Tulsi Gabbard ha affermato che, nonostante i danni subiti, il sistema di potere iraniano resta operativo e in grado di colpire interessi americani e alleati nella regione.

L’amministrazione Trump sta valutando nuove misure per contenere l’impatto economico della crisi, con annunci attesi a breve. Intanto, l’incertezza resta elevata: la combinazione di guerra, energia e mercati sta creando una delle fasi più instabili degli ultimi anni.

Con il Golfo sempre più esposto, il rischio non è più solo quello di un conflitto regionale, ma di una crisi energetica globale con effetti diretti su inflazione, crescita e stabilità economica.