SYDNEY - Ben Roberts-Smith comparirà per la prima volta davanti a un tribunale dopo aver trascorso la notte in custodia, segnando l’avvio formale del procedimento penale che lo vede accusato di crimini di guerra.

L’ex membro delle forze speciali, insignito della Victoria Cross, deve rispondere di due capi di imputazione per omicidio e di tre per aver favorito o consentito altri omicidi.

Le accuse riguardano fatti avvenuti tra il 2009 e il 2012 durante il dispiegamento in Afghanistan. Secondo l’accusa, Roberts-Smith avrebbe partecipato direttamente all’uccisione di civili disarmati e non avrebbe impedito ad altri membri della sua unità di compiere ulteriori esecuzioni. In caso di condanna, la pena prevista è l’ergastolo.

L’udienza sulla libertà su cauzione rappresenta il primo passaggio di un iter giudiziario destinato a essere lungo e complesso. Il caso segna un punto di svolta per l’Australia, dove procedimenti penali legati a presunti crimini di guerra commessi all’estero restano rari.

Secondo esperti di diritto internazionale, il trasferimento del caso dalla dimensione civile a quella penale apre una fase completamente diversa. In precedenza, una sentenza della Corte Federale aveva ritenuto Roberts-Smith responsabile di diversi omicidi secondo lo standard civile della probabilità. Ora, invece, la responsabilità dovrà essere dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio.

La portata del procedimento è di significato fondamentale anche sul piano istituzionale. L’ex presidente della Australian Human Rights Commission, Gillian Triggs, ha sottolineato come si tratti di un ambito giuridico altamente tecnico, con pochi precedenti nella pratica australiana. I tentativi falliti negli anni ’90 di perseguire presunti criminali nazisti hanno contribuito a rendere le autorità particolarmente prudenti nell’avviare azioni penali di questo tipo.

Negli ultimi anni, tuttavia, si è registrato un cambio di passo. Un altro ex soldato SAS, Oliver Schulz, è stato incriminato nel 2023 per un presunto omicidio in Afghanistan. Secondo alcuni osservatori, questi casi potrebbero incoraggiare i pubblici ministeri a procedere con maggiore decisione quando ritengono di avere elementi sufficienti.

Restano però ostacoli rilevanti. La distanza temporale dagli eventi e la difficoltà di raccogliere prove in aree di conflitto complicano il lavoro degli inquirenti. Testimonianze, documenti e ricostruzioni dovranno essere verificati con attenzione in un contesto operativo difficile.

Il caso Roberts-Smith sarà seguito anche a livello internazionale, come banco di prova per la capacità dell’Australia di gestire in autonomia procedimenti legati a presunti crimini di guerra.