MOSCA - Mentre Turchia, Egitto e Pakistan guidano i tentativi di dialogo tra Washington e Teheran, la Russia riafferma il proprio ruolo strategico nello scacchiere mediorientale. Intervenendo al Consiglio di amministrazione del Fondo Gorchakov, il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha dichiarato che Mosca “non è indifferente” all’escalation in corso ed è pronta a partecipare attivamente agli sforzi di mediazione, confermando che il Cremlino è in costante comunicazione con la leadership iraniana.
Il capo della diplomazia russa ha usato toni durissimi per definire le operazioni militari condotte dagli Stati Uniti e da Israele contro la Repubblica Islamica dalla fine di febbraio.
Lavrov ha definito l’offensiva una “brutale aggressione militare” che rischia di destabilizzare non solo il Golfo Persico, ma l’intera sicurezza energetica e i trasporti commerciali internazionali. Secondo il ministro, solo l’unità dei Paesi mediorientali può garantire gli interessi della regione, contrapponendosi a quella che definisce la politica dei “diktat” e dell’uso della forza, con un chiaro riferimento agli ultimatum lanciati da Donald Trump sullo Stretto di Hormuz.
Sulla presunta ripresa dei contatti tra Stati Uniti e Iran, la presidenza russa mantiene una posizione cauta. Il portavoce Dmitri Peskov ha sottolineato come al momento circolino dichiarazioni contraddittorie che rendono difficile decifrare la reale situazione sul campo.
Peskov ha ricordato che, fino al momento del primo attacco, l’Iran si era dimostrato concretamente aperto alla prosecuzione dei negoziati, che stavano procedendo con “discreto successo”.
Il Cremlino ha, comunque, ammesso di non disporre ancora di informazioni oggettive che confermino la riapertura ufficiale del canale diplomatico tra le due potenze, nonostante gli annunci arrivati dalla Florida.