ADELAIDE - La scomparsa di Gus Lamont, il bambino di quattro anni sparito in una remota area dell’outback del South Australia, è stata ufficialmente dichiarata un reato.

La polizia ritiene ormai che il bambino sia morto e ha identificato come sospetta una persona a lui nota.

Gus era stato visto l’ultima volta il 27 settembre mentre giocava su un cumulo di terra all’interno della Oak Park Station, una vasta proprietà adibita all’allevamento ovino. La sua sparizione aveva innescato una delle più grandi operazioni di ricerca mai condotte dalla polizia del South Australia, con centinaia di persone impegnate su un’area di quasi 500 chilometri quadrati, appoggiate da elicotteri, unità a cavallo e mezzi specializzati.

Oggi, il sovrintendente di polizia Darren Fielke ha annunciato un cambio netto di scenario. “Non crediamo più che Gus sia vivo”, ha detto ai giornalisti, spiegando che l’inchiesta ha assunto ora la forma di un’indagine per omicidio. Secondo Fielke, una persona conosciuta dal bambino e residente nella proprietà ha ritirato la propria collaborazione dopo che gli investigatori hanno individuato “numerose incongruenze e discrepanze” nelle informazioni fornite.

Il responsabile dell’indagine ha confermato che al momento della scomparsa si trovavano alla Oak Park Station la nonna di Gus, la madre e il fratellino più piccolo. Ha però chiarito che i genitori non sono ritenuti sospetti. “Voglio sottolinearlo con forza: i genitori di Gus non sono sospettati della sua scomparsa”.

Nel corso dell’indagine, il 14 e 15 gennaio, la polizia ha perquisito l’abitazione principale della proprietà sequestrando un veicolo, una motocicletta e diversi dispositivi elettronici. Tutti gli oggetti sono ora sottoposti ad analisi forense.

Gli investigatori avevano inizialmente valutato la possibilità che Gus fosse stato rapito o che si fosse allontanato da solo dalla proprietà. Entrambe le ipotesi sono state ora scartate. Le ricerche aeree e terrestri dei primi dieci giorni non avevano prodotto risultati, così come una successiva operazione durata quattro giorni in un raggio di 5,5 chilometri dalla casa. A novembre, squadre specializzate avevano anche ispezionato sei pozzi minerari a circa 40 chilometri a sud di Yunta, senza trovare tracce del bambino.

La famiglia di Gus aveva espresso pubblicamente il proprio dolore pochi giorni dopo la scomparsa. In una dichiarazione del 30 settembre parlava di shock e disperazione, dicendo che l’assenza del bambino era “sentita in tutti noi” e che la speranza di ritrovarlo non li aveva mai abbandonati.

Oggi, con l’indagine entrata in una nuova fase, quella speranza lascia spazio a un’accusa pesante e a una comunità ancora in attesa di risposte.