SYDNEY - Una sala di preghiera islamica di Bankstown, Sydney sud-ovest, è stata multata per aver continuato a operare nonostante un ordine formale di chiusura.

Il comune della City of Canterbury Bankstown ha inflitto una sanzione da 3mila dollari all’Al Madina Dawah Centre, accusato di aver ignorato lo stop imposto nel dicembre scorso.

Secondo quanto emerso da un’indagine del team di controllo di ottemperanza del Comune, il centro avrebbe “platealmente ignorato” l’ordine di cessare le attività. Le verifiche hanno incluso attività di sorveglianza che, secondo l’amministrazione locale, hanno confermato un utilizzo non autorizzato dei locali. “Nonostante i cancelli anteriori fossero chiusi, abbiamo osservato persone entrare dal retro e un continuo via vai”, ha dichiarato venerdì un portavoce del Comune.

La sala di preghiera di Bankstown è nota per aver ospitato in passato sermoni di tono estremista tenuti da Wissam Haddad, predicatore controverso noto anche come Abu Ousayd. Nel luglio scorso, la Corte Federale aveva stabilito che tre prediche pronunciate alla fine del 2023 contenevano affermazioni “gravemente offensive” nei confronti della comunità ebraica australiana, basate su razza o origine etnica.

Mercoledì il centro aveva annunciato sui social media la chiusura delle proprie attività. Tuttavia, secondo il Comune, le operazioni sarebbero proseguite anche dopo quella comunicazione pubblica. Numerosi tentativi di contattare i responsabili del centro non hanno ricevuto risposta.

Il caso si inserisce in un contesto politico e sociale già teso dopo l’attentato terroristico di Bondi. Il ministro degli Interni Tony Burke ha collegato la chiusura del centro agli sforzi del governo Albanese per contrastare l’incitamento all’odio. “La lotta contro l’odio non finisce mai, ma è chiaro che la nostra legislazione sta funzionando”, ha dichiarato Burke, invitando la cittadinanza a sostenere le nuove norme.

L’Al Madina Dawah Centre era finito sotto rinnovata attenzione anche dopo notizie secondo cui Naveed Akram, responsabile dell’attentato a Bondi Beach, avrebbe frequentato il centro come fedele. Akram, inoltre, aveva svolto attività di predicazione di strada per l’organizzazione Dawah Van legata a Haddad durante l’adolescenza. Haddad ha negato qualsiasi legame diretto con Akram, prendendo le distanze dall’attentatore.

Il Comune ha chiarito che l’edificio da cui operava il centro era autorizzato esclusivamente come struttura medica. Alla domanda se l’attività osservata potesse essere collegata a tale uso, un portavoce ha risposto che le indagini indicano il contrario.

Il caso riaccende il confronto tra libertà religiosa, rispetto delle regole urbanistiche e risposta istituzionale ai discorsi d’odio, in un momento in cui le autorità cercano di rafforzare i controlli senza alimentare ulteriori tensioni sociali.