LAS VEGAS – A metà tra evento e rito collettivo, tra festa religiosa e fiera dall’atmosfera paesana, il San Gennaro Fest è un appuntamento che si ripete da 46 anni a Las Vegas, nel Nevada.
L’edizione 2026 si è tenuta dal 30 settembre al 4 ottobre, nello spazio del Rio Hotel e Casino. Musica, spettacoli, stand gastronomici ma anche la tradizionale processione con la statua del santo patrono di Napoli.
Gennaro era il vescovo di Benevento, vissuto nel IV secolo d.C., sotto l’imperatore Diocleziano. Insieme con altri compagni fu catturato, condannato a morte per la sua fede cristiana e decapitato. La leggenda narra che una donna raccolse il suo sangue subito dopo il martirio.
La reliquia è conservata nella cattedrale di Napoli e ogni anno, il 19 settembre, alla presenza dal vescovo della città, si ripete la cerimonia del “miracolo”, cioè la liquefazione del sangue. Se il miracolo avviene, l’anno successivo sarà propizio.
Il San Gennaro Fest di Las Vegas nasce dal sogno della famiglia Palmisano, originaria di Palermo ed emigrata negli Usa a inizio ‘900. “L’attuale presidente del comitato organizzatore è Anthony Palmisano – dice Jane Far, nome d’arte di Giovanna Ferrara, violinista e ambasciatrice in Italia della manifestazione.
Il programma degli spettacoli della gioranta di apertura dell’edizione 2026.
Il nonno Giuseppe partì con la nave da Termini Imerese e passò, come milioni di altri migranti, da Ellis Island, approdando a New York nel 1903.
“Anthony rappresenta la terza generazione di organizzatori della festa – continua Jane –. La prima edizione si svolse a Mulberry Street, nel cuore di Little Italy a New York. Negli anni ’70 si spostò in Florida e, dal 1980, a Las Vegas.
“Tutta la comunità italiana del Nevada partecipa, ma anche persone che non appartengono alla collettività, ma amano la cultura italiana – spiega Jane –. La festa riunisce tutte le nostre tradizioni”.
Si inizia con una processione con la statua dorata del santo portata su un baldacchino foderato con la bandiera tricolore. “La processione solenne – sottolinea Jane – non vuole essere spettacolo, ma una testimonianza pubblica di fede. La preghiera crea comunità”.

Il busto del santo portato in processione.
Poi, come vuole la religiosità popolare, sacro e profano si mescolano, con stand gastronomici con piatti tipici, spettacoli musicali, giochi e attrazioni.
“Ho partecipato all’edizione del 2025 come violinista – racconta Jane –. Ho suonato, tra i vari temi, la canzone Viva San Gennaro, che ho composto appositamente per la festa. È stata una grande emozione e ho potuto constatare la grande partecipazione alla festa da parte della comunità italo-americana”. Che ritrova, sotto l’ala protettrice del santo, coesione, identità e senso di appartenenza.