MADRID - La Spagna non si è limitata a negare l’uso delle storiche basi militari di Rota e Morón, ma ha compiuto un passo ulteriore chiudendo ufficialmente il proprio spazio aereo a tutti i velivoli coinvolti nell’operazione contro l’Iran, segnando una distanza netta e senza precedenti dall’intervento bellico. 

Secondo fonti militari e governative riportate da El País, il divieto imposto da Madrid è categorico: riguarda i caccia impegnati nei bombardamenti, ma anche tutti i velivoli di supporto logistico, come gli aerei cisterna per il rifornimento in volo, inclusi quelli dislocati in Paesi terzi. 

Il presidente del Governo, Pedro Sánchez, ha ribadito questa posizione la scorsa settimana davanti al Congresso: “Abbiamo negato agli Stati Uniti l’uso delle basi di Rota e Morón per questa guerra illegale. Tutti i piani di volo legati all’operazione in Iran sono stati respinti. Tutti, compresi quelli degli aerei di rifornimento”. 

Il veto esteso al sorvolo dello spazio aereo nazionale ha già comportato il ritiro dal territorio spagnolo di diversi aerei cisterna statunitensi, asset fondamentali per le operazioni offensive a lungo raggio. L’unica eccezione prevista riguarda le situazioni di emergenza, nelle quali può essere autorizzato il transito o l’atterraggio forzato. 

Nonostante la chiusura, la Spagna mantiene un delicato equilibrio diplomatico e militare, continuando a onorare gli impegni con l’Alleanza e l’Ue attraverso la partecipazione alle attività difensive, al monitoraggio missilistico e alla protezione di alleati come Turchia e Cipro.  

Restano inoltre attive le missioni legate al supporto logistico delle truppe Usa in Europa non connesse al conflitto iraniano, così come l’assistenza tecnica alla navigazione fornita dal centro di controllo di Siviglia. Quest’ultima prosegue per i voli che non entrano nello spazio aereo spagnolo ma attraversano lo Stretto di Gibilterra, come nel caso dei bombardieri B-2 Spirit che partono dalla base di Whiteman, nel Missouri, per missioni di oltre 30 ore senza scali verso l’Iran. 

La posizione di Sánchez, maturata dopo difficili negoziati con Washington, si fonda sulla ferma convinzione che l’intervento manchi di copertura giuridica internazionale, in assenza di un mandato Onu, Nato o Ue.  

Per Sánchez, concentrare l’attenzione sul “No alla guerra” rappresenta anche una mossa per riposizionarsi sullo scacchiere internazionale in un momento di fragilità interna, segnato da sconfitte elettorali (Estremadura, Aragona, Castiglia e León) e dalle vicende giudiziarie che hanno lambito il suo entourage.  

Mentre lo Stretto di Hormuz è diventato il termometro della sopravvivenza economica globale (con il transito del 20% del petrolio e del 19% del gas naturale liquefatto mondiale) la Spagna sembra aver ottenuto un trattamento di favore. Fonti diplomatiche riportate da Euronews hanno informato che l’Iran faciliterà il transito delle navi con interessi spagnoli attraverso lo stretto. La notizia è stata confermata ufficialmente anche dall’Ambasciata iraniana a Madrid su X. 

In un mercato globale destabilizzato, dove il blocco di Hormuz influenza i prezzi di carburanti, fertilizzanti e materie prime, la Spagna riesce a ritagliarsi un corridoio di sicurezza grazie alla sua opposizione frontale alla linea di Washington, confermando il ruolo di Sánchez come voce fuori dal coro della coalizione occidentale.