MADRID - Pedro Sánchez è diventato l’alfiere dell’opposizione politica occidentale a Donald Trump. Mentre gran parte dell’Europa ha agito con estrema cautela nell’ultimo anno di fronte all’imprevedibilità della Casa Bianca, il presidente del governo spagnolo ha optato per una tattica alternativa: la teoria del “dire semplicemente no”.
Secondo il Wall Street Journal, che dedica a Sánchez un lungo reportage dal titolo “La rivolta spagnola: il leader europeo che dice no a Trump”, il premier scommette sulla salute dell’alleanza atlantica solo se gli alleati avranno il coraggio di esprimere franchezza, invece di “camminare sulle uova” attorno al presidente Usa.
“La guerra in Iran non era ancora iniziata e Sánchez aveva già deciso di opporsi”, scrive il quotidiano statunitense. Al centro dello scontro, c’è il netto rifiuto della Spagna di concedere l’uso delle proprie basi aeree per le operazioni militari in Medio Oriente, nonostante l’ira di Trump.
Sánchez ha spiegato la sua visione ai corrispondenti statunitensi: “I buoni alleati sono come i buoni amici: ci diciamo la verità, a prescindere da tutto. Questa guerra è un grande errore per il mondo e, di conseguenza, per gli Stati Uniti”.
In un contesto globale dove le decisioni sembrano regolate dall’impulso, Sánchez offre la Spagna come un baluardo di “prevedibilità”, denunciando al contempo la strategia del governo Netanyahu volta a creare una nuova, pericolosa realtà geopolitica in Medio Oriente con il possibile avallo di Washington.
La semplicità del messaggio politico di Sánchez ha portato alcuni osservatori a definirlo una sorta di “versione socialista di Trump”. Se il presidente Usa ha i suoi slogan, per Sánchez sarebbe: “Make Democracy Great Again”.
L’obiettivo del leader spagnolo è costruire un “club transnazionale” progressista, speculare alla rete globale tessuta dai nazionalisti di destra (dall’Ungheria di Orbán all’Argentina di Milei). In quest’ottica, Madrid sta lavorando per portare la deputata statunitense Alexandria Ocasio-Cortez a un vertice internazionale di leader progressisti che si terrà a Barcellona il mese prossimo.
La sfida di Sánchez non si limita alla Casa Bianca, ma si estende ai signori della tecnologia. Il mese scorso, il premier si è scontrato duramente con Elon Musk dopo che quest’ultimo si era opposto alla proposta spagnola di vietare l’accesso ai social media ai minori di 16 anni.
Sánchez ha definito le piattaforme digitali come “Stati falliti”, dove la disinformazione vale più della verità, mentre Musk ha replicato su X definendolo un “tiranno e traditore”. Sánchez ha tirato dritto, rifiutando persino di incontrare i vertici europei della piattaforma: “Dobbiamo garantire la responsabilità dei giganti digitali; l’abuso sui minori online non è una questione di libertà di espressione”.
Il Wall Street Journal e il Financial Times mostrano però anche l’altra faccia della medaglia. Per molti critici e colleghi europei, la postura internazionale di Sánchez è una strategia di sopravvivenza legata alla sua debolezza interna.
Sánchez guida la Spagna dal 2018 con una maggioranza fragile e non è riuscito ad approvare un bilancio dal 2023, mentre la sua popolarità è stata colpita da indagini per corruzione che coinvolgono familiari e dirigenti socialisti, accuse che sono state sempre respinte con forza.
Nonostante ciò, gli analisti riconoscono che questa fuga in avanti diplomatica gli ha permesso di occupare uno spazio politico unico, trasformando la Spagna, raramente al centro della gravità europea, nel punto di riferimento per quegli alleati frustrati dal timore di affrontare Trump. Anche leader come Friedrich Merz o Giorgia Meloni hanno iniziato ad affermare apertamente di non volere la guerra, seguendo la scia tracciata da Madrid.
Nonostante i dazi minacciati da Trump, Madrid confida nella forza del blocco Ue per evitare ritorsioni economiche isolate. Sánchez minimizza le tensioni definendole un “disaccordo temporaneo” e sottolinea che il legame tra i due popoli è più forte che mai.
La popolazione di residenti nati negli Stati Uniti in Spagna è quasi raddoppiata durante il mandato di Sánchez, arrivando a circa 80.000 persone. Nonostante le tensioni politiche, al vertice in Egitto dello scorso ottobre Trump si è mostrato amichevole, scherzando con il leader spagnolo su chi tra i due avrebbe prevalso nella spesa per la difesa.