ROMA - È stata firmata all’Aran la pre-intesa del contratto collettivo nazionale di lavoro dell’Area Sanità 2025-2027. Il Ccnl riguarda circa 138mila dirigenti medici ospedalieri, sanitari, veterinari e delle professioni sanitarie.
L’accordo prevede un aumento medio a regime fino a 560 euro al mese per tredici mensilità, di cui 393 derivano dal rinnovo contrattuale e 167 da ulteriori risorse stanziate per legge.
L’intesa, sottoscritta da tutte le organizzazioni sindacali, introduce anche una riforma degli incarichi, nuove tutele contro le aggressioni, permessi straordinari per i dirigenti affetti da gravi patologie e una prima regolamentazione dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel rapporto di lavoro.
“Raggiungiamo un risultato importante per una componente fondamentale del Servizio sanitario nazionale”, afferma il presidente dell’Aran Antonio Naddeo, sostenendo che “il nuovo contratto riconosce concretamente il valore, le competenze e le responsabilità della dirigenza sanitaria”.
Per Naddeo, il valore dell’intesa va oltre la parte economica. Il contratto, spiega, interviene sull’organizzazione del lavoro, sulle responsabilità professionali e sulle tutele, con l’obiettivo di rendere la contrattazione collettiva più tempestiva ed efficace.
Con la firma della pre-intesa si apre ora la fase degli adempimenti previsti dalla normativa prima della sottoscrizione definitiva del contratto. L’entrata in vigore è prevista verosimilmente all’inizio del 2027, con l’erogazione degli aumenti e degli arretrati.
Tra le sigle firmatarie c’è anche Anaao Assomed, principale sindacato dei medici ospedalieri. Il segretario nazionale Pierino Di Silverio parla di “una firma responsabile” che porta risultati concreti a migliaia di professionisti impegnati ogni giorno tra carenze di organico e carichi di lavoro insostenibili.
“Abbiamo scelto di firmare perché i colleghi non potevano più aspettare”, afferma Di Silverio. Secondo il sindacato, rinviare l’accordo avrebbe rischiato di bloccare i tempi della contrattazione anche alla luce delle elezioni politiche imminenti.
Anaao sottolinea però che la firma non è un punto d’arrivo. “Ora la partita si gioca sulla legge di Bilancio”, avverte, sottolineando che “senza investimenti adeguati sul personale nessuna riforma potrà fermare la fuga dal Servizio sanitario pubblico”.
Tra i risultati rivendicati dal sindacato ci sono percorsi di carriera più trasparenti, la detassazione delle prestazioni aggiuntive contro le liste d’attesa, la riorganizzazione di guardie e pronte disponibilità, maggiori tutele nella gestione delle strutture complesse e il superamento della disparità sulle ferie per i neoassunti.