NAPOLI - Il clan Contini riusciva a ottenere attestazioni mediche funzionali ad attribuire codici di priorità più elevati rispetto a quelli effettivamente spettanti, consentendo così un accesso più rapido a visite ed esami diagnostici. E non solo. Tra il 2019 e il 2020, nell’ospedale napoletano San Giovanni Bosco, gestiva bar, buvette, le truffe alle compagnie assicurative e anche i certificati falsi per la scercazione dei detenuti. È quanto emerge dall’inchiesta delegata dalla Dda del capoluogo regionale campano al Nucleo di Polizia economico della Guardia di finanza e al Nucleo Investigativo dei Carabinieri che ha fatto luce, ancora una volta, sulle infiltrazioni della camorra nel nosocomio di Napoli. Contaminazioni rese possibili anche avvalendosi, con le minacce oppure con la complicità, di medici, di un funzionario dell’Inps, un ex poliziotto e di un avvocato. Quattro le persone nei confronti dei quali il gip ha emesso altrettante misure cautelari in carcere, tra cui l’avvocato Salvatore D’Antonio, 51 anni, che per i pm controllava la ricchezza del clan Contini.