CARACAS – María Corina Machado non si arrende. Tramontata l’illusione di un ruolo di primo piano (o un ruolo qualsiasi) nella transizione venezuelana, la leader dell’opposizione al chavismo è passata al piano B. Riportare sulla scena politica Edmundo González Urrutia, il rivale di Nicolás Maduro alle elezioni del 28 luglio 2024, che ha sempre reclamato la vittoria alle urne malgrado i brogli.
Machado ha parlato venerdì ai capi di Stato e governo dell’Unione Europea riuniti a Zagabria. Durante l’incontro, organizzato dal Partito Popolare Europeo (Ppe), ha affermato che il regime venezuelano si è trasformato in un “santuario dei nemici dell’Occidente”, malgrado il nuovo corso apparentemente inaugurato da Delcy Rodríguez, e che le forze democratiche sono pronte ad avanzare con “forza e determinazione”.
Machado ha denunciato che gruppi terroristici internazionali mantengono alleanze con il regime, avvertendo delle gravi conseguenze per la sicurezza internazionale. Una visione che attualmente Donald Trump non sembra condividere più. Per lo meno, non da ieri, quando dal Venezuela è uscito il primo carico di gas Gnl destinato all’estero grazie alla nuova legge sugli idrocarburi varata dal governo di Delcy Rodríguez.
In merito alla situazione interna in Venezuela, la Premio Nobel per la Pace 2025 ha detto che i cittadini vivono ancora nel terrore della repressione, in particolare a causa delle azioni della Direzione generale di controspionaggio militare (Dgcim), e ha sottolineato la necessità di smantellare l’apparato repressivo del Paese, ancora attivo e guidato dalle stesse persone legate dal regime.
Machado ha inoltre richiamato l’attenzione sulla persecuzione dei giornalisti e ha ricordato che in Venezuela ci sono più di 700 prigionieri politici da liberare, compreso il caso di una madre arrestata mentre era incinta. Ha spiegato ai leader europei che almeno 65 prigionieri politici sono stranieri e, tra essi, molti cittadini europei.
“Ogni giorno che passa significa vite perdute. Sono centinaia i prigionieri politici che trascorrono un’altra notte nella solitudine”, ha affermato.
Riguardo alla transizione politica, la dirigente ha detto che i venezuelani non sono mai stati così forti nella loro lotta per la libertà e hanno mostrato il loro “amore per la democrazia”. Ha ringraziato per il sostegno e la solidarietà costante verso la causa e verso il presidente eletto Edmundo González Urrutia, in difesa della sovranità popolare espressa dai venezuelani.
“Nostra assoluta determinazione è avanzare con forza e determinazione. Il Venezuela sarà libero presto”, ha affermato Machado durante l’incontro.
Machado ha aggiunto che, durante la sua visita a Washington, nelle settimane scorse, si è incontrata anche con membri del Partito Repubblicano e del Partito Democratico degli Stati Uniti, sottolineando il sostegno bipartisan alla causa venezuelana. Ha ricordato di aver incontrato anche il presidente Donald Trump e il segretario di Stato Marco Rubio, e ha dichiarato: “Sto cercando di tornare in Venezuela il prima possibile e ho chiesto al governo degli Stati Uniti il sotegno per realizzarlo”.
Infine, ha ringraziato i leader europei che hanno alzato la voce a favore della libertà in Venezuela, in particolare il presidente del Partito Popolare Spagnolo per la sua dichiarazione sulla crisi venezuelani.
Ma la roadmap di Machado non è finita. Da Zagabria si è spostata in Colombia, dove è intervenuta a Hay Festival Hispanos a Cartagena. Qui ha rivendicato una transizione democratica “alla venezuelana”, diversa da altri processi che si sono verificati altrove in passato.
In questo senso, ritiene importante stabilire un calendario ragionevole, con tappe chiare per la transizione. “Questo, almeno per me, al momento non è del tutto chiaro – ha ammesso –. Ma credo che i fatti si stiano accelerando proprio ora”.
La sua posizione nei confronti dell’attuale governo di Caracas, guidato da Delcy Rodríguez, è netta: non garantisce stabilità al Paese. Dimenticando però che la scelta di Donald Trump di non attuare un drastico cambio di regime è stata dettata con ogni probabilità dalla volontà di dare priorità alla stabilità (garantita da chi controlla le forze armate) sui diritti umani.
“Questa transizione la faremo alla venezuelana –insiste Machado –. Abbiamo differenze ideologiche, e grazie a Dio, ma per quanto riguarda le grandi aspirazioni condividiamo una visione comune: una società in cui lo Stato sia al servizio del cittadino, un Venezuela in cui tutti siano uguali davanti alla legge, un Paese in cui la dignità sia sacra, ogni vita conti, e in cui istruzione e merito siano prioritari come strumenti di crescita”.
La memoria di María Corina torna alle ultime elezioni. “Abbiamo organizzato un milione di volontari per difendere il voto del 28 luglio – ricorda – e abbiamo Paesi vicini nella regione i cui popoli ci accompagnano. Il popolo colombiano ama e sostiene la lotta del Venezuela”.
Malgrado sia stata di fatto scaricata da Trump, Machado non si sgancia da Washington. “Voglio pensare che stiamo scrivendo una nuova storia che in futuro verrà riconosciuta come una transizione ordinata, civica, con il sostegno indispensabile del governo degli Stati Uniti, senza il quale questo non sarebbe possibile, e con le persone al centro. La garanzia sarà una società che non permetterà che le venga strappata la libertà. Vogliamo una libertà piena, totale, ed è questo il significato di andare fino in fondo”.

L’incontro a La Plata tra i sostenitori di Machado con la bandiera venezuelana e gli esponti di Lla, con l’immagine del leone, simbolo di Javier Milei.
Nel frattempo si è mossa la società civile. I venezuelani sono scesi in piazza in oltre 130 Comuni per chiedere la liberazione dei prigionieri politici e una transizione verso la democrazia. Lo hanno fatto con proteste e veglie in tutto il Paese, dice Machado, affiancando i familiari delle persone sequestrate nei principali centri di detenzione. In diverse città, i venezuelani si sono anche ritrovati per accogliere nelle proprie case coloro che sono stati scarcerati.
In Argentina, Comando Con Venezuela (l’organizzazione che raccoglie gli oppositori al chavismo emigrati nel Paese) ha organizzato domenica un incontro di venezuelani nella città di La Plata, con l’obiettivo di rafforzare i legami comunitari, promuovere lo scambio all’interno della diaspora e sostenere la causa democratica. All’iniziativa hanno partecipato deputato provinciale Matías de Urraza, coordinatore di La Libertad Avanza (Lla) nella Provincia di Buenos Aires, e altri esponenti del partito di ultradestra, tra cui Micaela Fragasso, coordinatrice del partito a La Plata.