SYDNEY - Lo scontro tra giornalisti e dirigenza di ABC resta acceso anche dopo la fine dello sciopero che ha paralizzato per 24 ore il servizio informativo dell’emittente pubblica australiana.

La protesta, la prima di questa portata in vent’anni, si è conclusa questa mattina, ma le frizioni non si sono attenuate. A riaccendere il confronto sono state le parole dell’amministratore delegato Hugh Marks, che durante una trasmissione radiofonica ha accusato il personale di “giocare” con l’azione sindacale.

Un’affermazione che ha suscitato una reazione immediata tra i dipendenti. Il presidente del sindacato dei media, Michael Slezak, ha definito le dichiarazioni “profondamente offensive”, chiedendo un passo indietro da parte del vertice.

“Non si tratta di un gioco: i lavoratori stanno rinunciando al proprio stipendio per difendere le condizioni necessarie a un servizio pubblico di qualità”, ha dichiarato.

Al centro della vertenza ci sono gli aumenti salariali e la diffusione dei contratti a termine. I dipendenti hanno respinto una proposta di aumento del 10% in tre anni, chiedendo un adeguamento più vicino al 13,5%, in linea con il costo della vita.

Durante lo sciopero, diversi programmi chiave sono stati sospesi, tra cui i notiziari serali e la trasmissione di approfondimento 7.30. Anche le principali fasce radiofoniche mattutine non sono andate in onda, con i dirigenti chiamati a sostituire temporaneamente il personale.

Migliaia di lavoratori hanno partecipato a manifestazioni davanti a oltre 60 sedi di ABC in tutto il paese, da Sydney a Melbourne. Per tutta la durata dell’agitazione, i dipendenti in sciopero sono stati esclusi dagli uffici.

Marks ha invitato entrambe le parti a concentrarsi sull’interesse del pubblico, sottolineando che il servizio agli australiani deve restare prioritario. Ma il messaggio non ha convinto tutti, neppure tra gli ascoltatori, alcuni dei quali hanno criticato apertamente il tono delle sue dichiarazioni.

Dal fronte sindacale arriva l’avvertimento che nuove azioni sono possibili se non si troverà un accordo. “Il segnale è chiaro: senza miglioramenti concreti, il conflitto continuerà”, ha detto il giornalista David Marr durante una manifestazione.

Il caso ABC si inserisce in un contesto più ampio, con lavoratori di diversi settori sempre più inclini a mobilitarsi per ottenere aumenti adeguati all’inflazione.

Con oltre 4.400 dipendenti, di cui circa 2mila nel comparto informativo, l’emittente pubblica si trova ora a gestire una delle crisi interne più delicate degli ultimi anni.